Ceti deboli, troppa indifferenza dai politici

Il piano di zona evidenzia la carenze di assistenza sociale. Le critiche: «Si poteva fare di più per anziani e stranieri»

Finché sei giovane e in salute va bene, ma quando hai bisogno di assistenza chi ti aiuta? A Gallarate, una mano, te la danno in pochi. Non è la generosità della gente a essere messa in discussione. Ma la presenza di servizi alla persona. Anziani, disabili, minori, stranieri. I soggetti deboli di questa società, non riscuotono grande attenzione. E’ quanto emerge dalla ricognizione del piano di zona del distretto gallaratese, effettuata da un gruppo di lavoro guidato dal comune.
Il piano è stato approvato in consiglio comunale (con l’astensione dell’Ulivo), ma le lacune del territorio restano. E’ quanto sostiene Gianfranco Selvagio, consigliere comunale della Margherita, che sulla qualità dei servizi sociali ha improntato tutta la sua battaglia politica.
«A favore degli stranieri- dice – non c’è davvero nulla, manca anche lo sportello dell’immigrazione e il mediatore culturale. A favore degli anziani avevamo chiesto di destinare locali comunali per realizzare un centro in ogni quartiere, ma la maggioranza ha bocciato la nostra mozione con motivazioni pretestuose».
Lo stanziamento economico per il piano di zona – istituito dalla legge 328 sui servizi sociali – prevede un investimento di un milione di euro nel 2003 e 900mila nel 2004. «Ma la verità – attacca Selvagio – è che per tutti e due gli anni 750mila euro sono a carico dello stato. Il comune, insomma, ci ha messo pochi soldi».
L’accusa è quella di trascurare le politiche sociali. Selvagio e l’Ulivo hanno recentemente riconosciuto alla giunta di aver rivisto le fasce per la refezione delle scuole, ma non attribuiscono al centrodestra altrettanta elasticità nel gestire le politiche di assistenza. «Innanzitutto vorremmo capire con che criterio verranno accreditate le strutture private in cui gli utenti potranno spendere i voucher assegnati dalla Regione. Per questo sarebbe opportuno discuterne in una commissione apposita. E poi – continua – vorremmo che la collaborazione con il volontariato e il terzo settore, che è alla base della legge 328, venga improntata a una reale integrazione tra forze, e non con l’assegnazione di un ruolo subalterno e di mera supplenza, così come ci è sembrato di cogliere dalle prime uscite dell’amministrazione».

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Pubblicato il 27 Febbraio 2003
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