«L’economia di frontiera ha bisogno di muoversi»

Varese - Piace al tessuto economico italiano e svizzero il collegamento tra la due ferrovie

«Tra le grandi opere e il “piccolo” intervento della Arcisate Stabio, vale la pena di cominciare a puntare innanzitutto alla Arcisate Stabio: tutto ciò che è concretamente realizzabile per fungere da impulso ai trasporti, in provincia di Varese è ben accetto». Con queste parole il presidente dell’Unione degli industriali della Provincia di Varese Marino Vago (nella foto) ha espresso il punto di vista del tessuto produttivo industriale su un progetto che tra neppure due mesi giungerà alla sua fase di progettazione preliminare. Una visione che non si ferma certamente alla sola realizzazione della tratta ferroviaria ma che si spinge al rilancio della provincia di Varese sul piano dei trasporti, sia pur facendo un passo alla volta. Parlando della Arcisate Stabio, Vago si riferisce comunque ad un collegamento che si rifletterà in una ricaduta positiva sul territorio, alla luce di un impiego come trasporto passeggeri e un traffico locale merci di portata regionale e limitata all’area di confine.

Sempre da Univa fanno sapere che l’opera riassume con un costo relativamente limitato e un impatto ambientale contenuto l’esigenza di collegare una rete ferroviaria esistente in parte italiana col progetto dell’alta velocità svizzera. Al momento non sono presenti studi “quantitativi” rispetto alla ricaduta economica sul territorio di un’opera di questo genere. Certo il fatto che oltre al “naturale” impiego della linea per il trasporto passeggeri, l’ipotesi di un utilizzo per il trasporto di merci anche per l’intera area di confine è gradita agli industriali varesini.

Anche la Camera di Commercio Industria e Agricoltura di Lugano, ente “mantello” dell’economia ticinese, apprezza l’ipotesi di realizzare la tratta, come fa sapere il suo presidente, Franco Ambrosetti.
«La ricaduta in termini economici di questa linea sul territorio sarà assolutamente positiva – dice Ambrosetti. Non solo in termini di produzione, ma anche per il settore terziario. Nell’ente che presiedo, rappresentiamo l’intero tessuto economico del Canton Ticino. Ebbene, oltre all’industria, anche le banche o le aziende di servizi trarranno beneficio da quest’opera. Basti pensare all’ipotesi di collegare il Canton Ticino alla Malpensa, con treni che impiegano 35 minuti per raggiungere Lugano e si comprende l’importanza di questo collegamento. Inoltre anche per il frontalierato un collegamento del genere rappresenta una risorsa da non sottovalutare». Tutto ciò che fa muovere l’economia di confine è insomma accettato di buon grado anche dagli svizzeri. Ambrosetti parla di punti di vista confliggenti oltre confine sulla questione dei costi. «Ho sentito alcune voci che parlavano di un’opera troppo costosa – conclude Ambrosetti. Ritengo lecita l’eccezione sollevata, ma a mio avviso è necessario operare una valutazione anche sul fronte dei benefici che un collegamento del genere produrrà sull’economia di confine».

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Pubblicato il 03 Febbraio 2003
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