«Il cinema può far uscire Busto dal grande sonno»
La città lancia il B.A. Film Festival. Parlano due star "di casa": il regista Gilberto Squizzato e l'attrice Anita Caprioli, madrina della manifestazione
Dal teatro al cinema, attraverso un percorso molto studiato e quindi lento. «Il facile successo non mi interessa» dice. È Anita Caprioli, attrice originaria di Busto Arsizio, chiamata a fare da madrina al “B.A. Film Festival”, non solo perché bustocca, come hanno spiegato gli organizzatori, ma perché brava. Non è diventata famosa di colpo, ha recitato in teatro a Londra, poi in Italia e piano piano è approdata al cinema di cui è rimasta affascinata. L’abbiamo vista in “Tutti già per terra”, “Denti”, “Vajont”, nell’opera prima di Marco Ponti “Santa Maradona”, e il suo ultimo lavoro è “Ma che colpa abbiamo noi” di Verdone. I più appassionati l’hanno vista ancora prima in una pellicola originale “Venti” di un regista varesino Marco Pozzi, dove la Caprioli, che di sigarette non ne vuole sentire parlare è Beatriz, pornostar e fumatrice incallita. «Grande e importante» così reputa B.A. Film Festival. «Conosco i festival italiani e conosco anche le difficoltà di organizzare eventi e appuntamenti come questo che mi sembra orientato ad esaltare un tipo di cinema autoriale – ha detto – e rappresenta anche una iniziativa valida per la città, che ha potenzialità spesso poco sfruttate e questo non solo in termini di sale cinematografiche». «Per la città e quanti vi parteciperanno sarà una grande apertura».
Di Carlo Lizzani, presidente della giuria che premierà le migliori sceneggiature è stato aiuto regista. «Un grande maestro per me» dice Gilberto Squizzato e fosse solo per quello il festival per il regista televisivo segna già un punto di vantaggio. Ma basta molto meno per fargli dire che «tutto quello che si fa per uscire dall’abulia e dalla passività della città va bene a prescindere». Il regista bustocco, di cui abbiamo visto proprio nelle settimane scorse “Tunnel” un real movie in tre puntate su Rai Tre, che ha portato Squizzato a girare alcune scene in città a Villa Castiglioni, dice che «si può solo augurare che i risultati siano ricchi». «La cosa che mi pare più interessante e caratterizzante è il concorso di sceneggiatura – continua – soprattutto se offre la possibilità a figure esordienti di rendere pubbliche le loro opere». E il budget per il festival? Di tutto rispetto «più che adeguato e consistente». Ma fa sorridere il connubio con la vocazione industriale. «Forse si dovrebbe cercare l’incontro con la vocazione postindustriale».
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