Il rivoluzionario della pace scalda il cuore dei ragazzi
Varese - "Se l'Italia va in guerra, ragazzi scendete nelle piazze": così Padre Alex Zanotelli anima le speranze e i desideri degli studenti varesini
“Se l’Italia entra in Guerra lasciate le vostre scuole, scendete in tutte le piazze, riempite le piazze dei paesi per dire un no radicale alla guerra. Io ormai sono un relitto archeologico, ma voi sapete usare internet: e allora usatelo per fare pressione il più possibile sui vostri deputati e i vostri senatori. Imbandierate Varese con le bandiere della pace, così che i nostri politici si riempiano gli occhi dei colori della pace. Andate sul sito di Emergency, fate in modo che firmino l’appello in tanti: abbiamo bisogno milioni di firme! E siccome la Esso ha l’appalto per la fornitura di carburante a tutti mezzi militari per questa guerra, non riforniamoci più alla Esso, boicottiamola!”
Con queste parole padre Alex Zanotelli, trentino, prete da quarant’anni sempre dalla parte degli ultimi e perciò sempre in difficoltà con tutte le autorità con cui ha avuto a che fare, ha salutato e incitato i ragazzi delle scuole della provincia di Varese che hanno riempito il Teatro cittadino in occasione del “Cantiere della Pace” spettacolo – dibattito che è stato punto finale di un progetto sulla pace che impegna i ragazzi delle scuole provinciali da settembre scorso, e i cui risultati sono stati mostrati proprio in questa occasione.
E’ proprio curioso che si trovino tra i preti le figure più rivoluzionarie e scomode per i governi in questi giorni: segno dei tempi che cambiano, di una società civile – quella italiana – che in fondo in fondo è “la migliore d’Europa” come ha detto Zanotelli stesso, invitando a “non tornare indietro” da questa conquista di civiltà.
Zanotelli chiede ai ragazzi “Abbiate coraggio di dire no a un sistema che ammazza e che uccide, dove l’ottanta per cento delle risorse sono consumate dal 20 per cento delle persone”, chiede di “Osare la pace” perché promuoverla non basta più, chiede di “entrare nella pelle degli altri, entrare nella sofferenza della gente” perché sennò “si diventa capaci di tutto” mette sullo stesso piano kamikaze e soldati americani “perchè hanno in comune il fatto di aver rimosso i volti che uccidono: la mia vita è fatta di volti, e quando si ricordano i volti non si possono fare nefandezze contro quei volti”.
Ricorda la storia di Florence, abitante della baraccopoli di Gorokotcho, nella periferia di Nairobi, dove Zanotelli è vissuto per dodici anni. Prostituta a undici anni, malata di AIDS a 15, morta a sedici anni in solitudine, senza nemmeno la madre a fianco a lei. Quando Zanotelli, mentre lei era in fin di vita, va nella sua baracca a pregare con lei, le chiede come immagina il volto di Dio. E lei, ex bella ragazza piegata e sfigurata dalla malattia risponde “sono io, il volto di Dio”. Un volto immaginato di cui l’infaticabile missionario dell’eguaglianza chiede anche ai ragazzi di Varese il ricordo, per continuare sempre di più a fare pressione presso i potenti per evitare questa come tutte le altre guerre.
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