La moschea può salvarsi. Con una pratica in Comune
Esiste la strada amministrativa per sanare gli abusi. Ma il vero problema è la crociata della Lega
Esiste una strada legale per evitare lo scontro con la comunità musulmana. Basta compilare una scartoffia, firmare una pratica, e il tappo che può evitare alla questione moschea di scoppiare si chiuderà. Il proprietario dell’immobile di via peschiera deve infatti fare richiesta per la destinazione culturale e ricreativa: il resto lo deve fare l’ufficio edilizia privata, quando, tra una settimana, completerà le verifiche alla moschea, valutando se gli abusi edilizi sono stati rimossi.
«Però non è ancora arrivata alcuna richiesta» spiega il vicesindaco Paolo Caravati.
L’obiettivo dei frequentatori del centro culturale è quello di restare a Cedrate. Per questo hanno rimosso i bagni abusivi e si starebbero accordando con il titolare. Il piano regolatore, nelle norme tecniche di attuazione (articolo 7), concede agli edifici produttivi in zona residenziale, anche l’uso per fini culturali e ricreativi. E la moschea è proprio in zona residenziale. La strada per salvare capra e cavoli, dunque, c’è. La richiesta formale è però necessaria.
Se dunque è possibile percorre la strada del dialogo, a livello amministrativo, bisogna ora risolvere il vero ostacolo; quello politico. La cacciata del centro culturale islamico da via Peschiera – una presenza che infastidiva solo due residenti in una via senza uscita – è una precisa scelta politica della Lega Nord, rafforzata anche dalla affissione di manifesti pubblici traboccanti entusiasmo per il pugno di ferro della giunta. Il carroccio, in cerca di potere e visibilità, difficilmente mollerà la presa.
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