Sicurezza sul lavoro, il sindacato dà battaglia per applicare la 626

Varese – Quindici aziende del settore metalmeccanico sotto la lente per verificare il rispetto delle norme sulla formazione del personale. L'obiettivo: abbattere il numero di infortuni

Quante aziende in provincia di Varese applicano le norme che assicurano formazione dei dipendenti in materia di sicurezza sul posto di lavoro? Poche, anzi pochissime – si parla addirittura dei tre quarti delle aziende del settore metallurgico – secondo il sindacato, ed è per questo che nella mattinata di oggi, 17 febbraio, le tre segreterie provinciali di Cgil-Cisl-Uil (nella foto, i rappresentanti dei tre sindacati) hanno presentato le strategie per dare applicazione alla legge 626, quella sulla sicurezza nei posti di lavoro.
«Secondo le legge 626 – spiega Umberto Colombo della CGIL di Varese – i lavoratori hanno diritto ad essere informati sui rischi che corrono nella loro attività lavorativa con corsi di almeno quattro ore, che spetta alle aziende organizzare. Così dice la legge, ma non solo. Anche i due protocolli di’intesa che sono stati firmati con Univa nel 1999 e con Api nel 2001 impongono alle aziende aderenti a queste associazioni di applicare le norme».
Da un’analisi operata nel settore metalmeccanico, infatti, – ma che verrà estesa anche ad altri comparti, come quello tessile e quello chimico – secondo il sindacato è emerso un dato sconcertante: su un campione di 20 aziende, solo 5 hanno ad oggi effettuato i corsi di formazione, e le rimanenti 15 hanno disatteso le regole. E proprio alle 15 aziende “campione” del settore metalmeccanico a breve giungeranno delle “lettere di vertenza” con le quali i sindacati intendono dare corso all’applicazione della legge, cercando di spingere verso il rispetto della legge in materia di sicurezza.
«Per raggiungere questo obiettivo – spiega Paolo Lenna della Fiom – si partirà mediante azioni sindacali, volte al dialogo, attraverso i rappresentanti dei lavoratori e i rappresentanti per la sicurezza. Certo è che se questo dovesse rimanere lettera morta si passerà alla fase di contenzioso».
Dello stesso avviso anche Sergio Moia, della Cisl. «Con questa iniziativa andiamo a toccare una questione sostanziale, in quanto la formazione dei lavoratori non è un fatto burocratico – spiega il sindacalista. Non chiediamo niente di più che l’applicazione degli accordi sottoscritti negli anni scorsi. In questo non faremo sconti: per questo motivo verrà data la massima pubblicità dei risultati di questa campagna».
In tutto, come si diceva, sono 15 le aziende del comparto metalmeccanico che saranno a breve interessate dal provvedimento: si tratta di attività produttive al di sopra dei 15 dipendenti che si trovano in diverse aree geografiche della provincia.
Sul piano degli infortuni, i dati dell’ultimo periodo non sono per niente confortanti: nella sola provincia di Varese si parla di un incremento degli infortuni di almeno il 10 per cento negli ultimi anni e di questi almeno la metà – su un totale di circa 15.000 casi – si verificano nella fascia di età fra i 18 e i 34 anni.

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Pubblicato il 17 Febbraio 2003
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