La torre di Velate: una storia ancora da scrivere
Varese – Un'indagine stratigrafica della Sovrintendenza archeologica fornisce nuovi importanti elementi sul territorio di Velate
Saranno presentati questa sera, venerdì 28 marzo alle ore 21, i risultati delle recenti indagini archeologiche relative alla torre di Velate, condotti dal 2001 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, in collaborazione con il Centro Culturale e il Circolo Famigliare di Velate e la delegazione FAI di Varese. Nuovi ipotesi si aprono sulla vicenda storica dell’insediamento e nuovi dati concreti relativi alla microeconomia del territorio. Le ricerche stratigrafiche hanno infatti evidenziato una preesistenza di abitazioni databile al V secolo d.c.; circa sette secoli antecedenti dunque all’edificazione della torre. In particolare risultano tracce di un edificio di destinazione domestica, costruito in pietra viva con una pavimentazione lastricata di ciottoli. Rilevate anche le fondazioni di un altro edificio abitativo, databile tra il V e il VI secolo che ha restituito reperti ceramici di tradizione tardo-antica. A queste edificazioni, stando alle indagini, si sovrappose un’ulteriore costruzione in muratura. Di questa è stato possibile evidenziare, attraverso l’analisi dei grossi conci di pietra e del suo perimetro orientativo, le precipue finalità difensive. Un presidio difensivo-militare che sarebbe rimasto in uso fino alla costruzione della torre, tra l’XI e il XII secolo.
Le indagini della Sovrintendenza, condotte dalla archeologa Maria Adelaide Binaghi, non si fermano qui: all’interno della torre è stato individuato il tratto di fondazione meridionale originario, oggi nuovamente visibile; riportata alla luce anche la fondazione di un pilastro portante in pietra posto al centro della torre. Il suo ritrovamento ha consentito nuove indicazioni sulla tecnica costruttiva dei piani pavimentali. Si è scoperto infine uno strato di incendio che può coincidere con l’epoca della distruzione parziale della torre alla fine del XII secolo. Distruzione spiegabile nel contesto della guerra tra i Visconti di Milano e i Torriani di Como, la stessa che segnò la fine di Castel Seprio.
È proprio in questo strato di incendio che gli archeologi hanno recuperato alcune monete argentee scodellate, coniate dalla Zecca di Milano, e probabilmente utilizzate durante la breve età comunale della torre. Se il destino militare della torre termina agli albori del basso medioevo, ulteriori analisi chiariscono la conversione agricola con vigneti a terrazzamenti dell’area circostante, circoscrivibile ai secoli XIII e XIV; mentre altri ritrovamenti tra cui monete sforzesche e frammenti ceramici testimoniano la vitalità del sito di Velate almeno fino al 1600. Di particolare interesse risultano infine le analisi al radiocarbonio dei resti botanici prelevati durante gli scavi. Si è infatti scoperto l’uso diffuso del favino, parente più piccolo dell’attuale fava, del pisello, di noci e cereali. Ancor più evidente risulta l’importanza del castagno nella microeconomia del territorio esteso tra Sant’Ambrogio, Velate e l’area del Campo dei Fiori. Di tutto questo si parlerà stasera a Velate al salone di piazza Santo Stefano con la dottoressa Binaghi e l’archeologo Roberto Mella. Domani, sabato, alle 11, presso la Torre verranno inaugurati ufficialmente i pannelli esplicativi delle nuove scoperte.
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