«Qualcuno ci aiuti o la Forcora muore»

In attesa dei finanziamenti europei che daranno il via libera all'innevamento artificiale, le preoccupazioni degli operatori turistici nell'unica pista con impianto di risalita della provincia di Varese

L’ombra della crisi si sta abbattendo sull’unica località sciistica con impianto di risalita della provincia, la Forcora. 
A lanciare l’allarme è Silvana Gambacci
, proprietaria da 10 anni del Rifugio Forcora, in piedi da 270 anni, che vuole raccontarci i suoi problemi per stimolare autorità o privati ad intervenire. «Stiamo lottando per valorizzare questi luoghi, ma da qualche anno a questa parte ci scontriamo con una gestione della pista non all’altezza delle richieste della nostra clientela – dice la signora Gambacci – . Sempre più spesso nella stagione invernale la pista, gestita da un privato, non viene battuta bene e gli impianti sono chiusi o aprono a singhiozzo». Oltre allo storico rifugio esistono altre due attività in Forcora, l’Alba della Forcora e l’Albergo Forcora. «Ho deciso di inviare una lettera agli altri esercenti affinché si crei una sorta di tavolo per proporre alla proprietà una gestione autonoma della pista tra gli esercenti – spiega la signora Gambacci – con l’ipotesi di riammodernare gli impianti e organizzare attività invernali sulla neve. A breve ci troveremo per discutere della questione. Spero che qualcuno, dopo questo appello, si muova. Mi riferisco alle istituzioni o ai privati, per venirci incontro». 

Da parte sua la proprietà non è disposta a venire a patti per affidare la gestione a terzi. «Se vogliono gestire la pista che la comprino – risponde Aldo Castelli, proprietario dell’impianto – . I problemi di questa pista non risiedono nella mancanza di volontà nel batterla o nel mantenerla, ma stanno tutti nella particolarità del luogo, dove il vento, come è avvenuto quest’anno, si porta via la poca neve che cade. Non servono i cannoni spara neve: qui è sempre stato così».
Già, i cannoni spara neve. Una voce inserita nelle opere del 2003 nel bilancio della comunità montana valli del Luinese parla di un progetto finanziato interamente nell’Obiettivo2 per 400.000 euro: lo stesso presidente Fiorini ha espresso preoccupazione per il fatto che ancora nulla si sa dei fondi. Insomma anche per il prossimo inverno l’innevamento artificiale potrebbe non approdare.

Ma intanto il calo di visite si vede. La dimostrazione di questa crisi sta anche nel fatto che da due anni a questa parte non vengono più realizzati corsi di sci curati dal Cai, proprio a causa dell’impraticabilità delle piste. Inoltre, la località ha subito danni per le due frane che hanno colpito la strada tra Luino e Maccagno, rendendo impossibile raggiungere il rifugio se non con un lungo giro dal monte Ceneri. «Mi auguro che il prossimo inverno non sia come quello passato: se così fosse – conclude l’esercente – sarà a rischio non solo la mia attività ma anche quella degli altri esercenti, senza contare il danno per l’intero Alto Varesotto: verrebbe a mancare un’importante fonte di attrazione turistica».


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Pubblicato il 26 Marzo 2003
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