Centri commerciali. «La Provincia detti le regole»
Pronti a rispettare un coordinamento provinciale. Ma nell'attesa i sindaci difendono le loro scelte nell'assemblea organizzata da Confesercenti
Di concorrenza si muore se a farla sono le grandi distribuzioni commerciali. Il grido di allarme da anni è sulla bocca dei piccoli commercianti. «Così non si va avanti occorre una soluzione» gridano le associazioni di categoria che chiedono impegni e stop alle amministrazioni comunali. Confesercenti lo ha fatto organizzando un’assemblea che si è svolta lunedì sera a Malpensafiere a Busto Arsizio. Attorno ad un tavolo ha riunito i sindaci di Busto Luigi Rosa, di Gallarate Nicola Mucci e di Castellanza Livio Frigoli. C’era anche l’amministrazione provinciale rappresentata da Bruno Specchiarelli, assessore con la delega al commercio.
«Una tregua alle amministrazioni comunali». Una tregua fino a che non ci sia un piano commerciale provinciale e un tavolo comune che faccia scelte organiche e misurate. È questa la richiesta di Confesercenti e di Ascom (quest’ultima all’incontro ha partecipato come invitata). Se per l’amministrazione comunale bustese, che dal 1993 dice no alla grande distribuzione, la risposta era abbastanza scontata, non sono così immediate quelle di Frigoli e Mucci. «Non ho iniziato nessun guerra – ha detto Frigoli – a Castellanza da quando amministro non c’è un metro quadro in più di grande distribuzione». Si difende anche Mucci, che preferisce gestire anziché dire no.
Insomma le soluzioni non sono così facili. Tutti convergono sulla necessità di affrontare il tema con un lavoro di coordinamento che detti regole e verifichi l’impatto sulla viabilità e il traffico. «Un piano di organizzazione territoriale da parte della provincia non è più rinviabile così come è necessario che tutte le amministrazioni qui rappresentate facciano pressione in Regione per cambiare alcune regole, come quelle che definiscono le conferenze dei servizi» dice Gianni Lucchina direttore generale della Confesercenti.
La Provincia non è sorda e in cantiere c’è il piano di coordonamento provinciale, così come il piano commerciale.
Fino ad allora ognuno continuerà a difendere le sue scelte. «Cosa sta facendo il piccolo commercio per se stesso?» chiede Mucci che respinge insieme a Frigoli le accuse di trascurare i centri storici in favore delle grandi piazze commerciali. «La capacità qualitativa dei commercianti di attrarre il cliente devono aumentare, non si possono far pesare posizioni di rendita» aggiunge il sindaco di Gallarate. Insomma c’è il libero commercio e agli attori, anche piccoli va il compito di reinventarsi e sgomitare per trovare il loro posto.
«La nostra amministrazione ha fatto una scelta precisa, ha detto no alla grande distribuzione perché ha puntato sulla sostenibilità e la qualità della vita delle persone – spiega Luigi Rosa – e fino a quando non ci sarà un piano provinciale noi non parteciperemo più ad una conferenza dei servizi, diremo sempre no».
«Se un comune blocca la grande distribuzione, questa continuerà comunque a svilupparsi altrove – dice Livio Frigoli – non mi piacciono gli atteggiamenti pregiudiziali e neppure agire in modo ideologico, ma ho la consapevolezza che un comune non può scegliere da solo». Ma ecco uno dei punti più contestati: gli oneri di urbanizzazione che i comuni portano a casa. È l’accusa rivolta da più parti. «Sono accuse – replica il primo cittadino di Castellanza – che sviliscono alcune scelte che facciamo sulla scorta di una complessità di considerazioni, come quella di spostare Esselunga dall’area centrale della città dove risultava pericolosa per il traffico e la viabilità».
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