«Ma quale mostra del libro: è uno spot leghista»

Busto Arsizio - Botta e risposta su Viva libro in commissione cultura

«Altro che mostra del libro e iniziativa culturale. Viva Libro Busto Arsizio resta un’iniziativa di parte e di cultura leghista, neanche dialettale». Almeno per le forze dell’opposizione. Tante le critiche e quello che proprio non va giù a Progressisti, Margherita e Rifondazione è quel premio letterario in dialetto bustocco. Un fuoco di fila sulla manifestazione che giovedì sera ha portato ad un confronto molto vivace durante la commissione cultura convocata a villa Tovaglieri, su richiesta delle minoranze, proprio per discutere dell’iniziativa organizzata dall’assessorato alla promozione del territorio e presentata tempo fa durante una conferenza stampa a Palazzo Gilardoni.
Perché questa iniziativa è stata organizzata dall’assessorato di Luciana Ruffunelli? È la prima domanda dei consiglieri di minoranza. Ma le richieste di chiarimenti sono anche altre e le hanno esposte Marielle Pecchini e Ovidio Di Paola dei Progressisti. «Si tratta di una iniziaitva culturale o commerciale?» dice Pecchini e con quali soldi sarà finanziata, chi coordina l’iniziativa, quali le spese, come saranno scelte le opere che vinceranno il premio e perché l’assessorato alla cultura non è stato investito della gestione. A criticare Viva Libro c’è anche il consigliere Audio Porfidio del gruppo misto. «Questo è uno spreco di denaro pubblico, non sono più importanti i soldi per l’illuminazione e per i buchi sulle strade?» sentenzia.
«Non di solo asfalto vive la città » risponde Alberto Armiraglio, assessore alla cultura. «Gli assessorati possono interagire fra di loro – continua – quando la giunta decise insieme di portare avanti questa iniziativa, valutammo anche che l’avrebbe gestita in parte l’assessorato della promozione del territorio, perché questa struttura allora era impegnata nel festival del cinema».
«Una mostra del libro, come i mercatini puntano a promuovere la città coinvolgendo una utenza che arriva anche da fuori e questo significa anche promozione del territorio» è la prima replica di Ruffinelli. Quanto al budget (la tensostruttura costa settemila euro, e i costi per tutta la realizzazione si aggirano intorno ai 18mila) è spalmato sugli assessorati alla cultura e promozione al territorio. «Inoltre per quasi la metà ci sarà l’intervento degli sponsor» dice ancora Ruffinelli.
Troppo ottimista l’assessore per Davide Pozzi della Margherita. «I mercatini di Natale hanno portato a Busto molte persone, ma alla fine ad essere promosso è stato il vino dell’oltrepo pavese» ribatte. E il suo intervento si concentra sul ruolo delle commissioni. Avrebbe potuto essere consultata per dare il suo contributo. Un invito che alla fine viene rivolto all’assessore Ruffinelli anche dal presidente della commissione cultura Walter Fazio (Udc) e Franco Binaghi (Forza Italia). Invito raccolto dall’assessore.
Rimane il premio in dialetto bustocco che anima gli interventi. «Lo avevamo pensato per produrre una raccolta da inserire o affiancare al Tarlisu che consegnamo ogni anno alle scuole» dice Ruffinelli. «Ma il Tarlisu è tradizione e cultura» ribatte Pecchini che nutre dubbi sulla qualità finale delle opere presentate in concorso.
Alla fine dice la sua anche l’assessore leghista Paola Reguzzoni, presente alla commissione per presentare i tirocini formativi. «Se un premio in dialetto è istituito a Roma o a Napoli è cultura se lo facciamo qui è cultura leghista». «Si ma a Roma non ci sono i cartelli delle città scritte in dialetto» ribatte Pozzi (Margherita).

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Pubblicato il 18 Aprile 2003
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