«Autolavaggio abusivo. O si mettono in regola o li facciamo chiudere»

Infuriato il sindaco contro l'esercizio recentemente aperto alle porte della città: non hanno rispettato le indicazioni urbanistiche e hanno aperto senza nulla osta

L’amministrazione comunale si scaglia contro il nuovo autolavaggio sorto alle porte di Tradate. Sono in molti i cittadini che si sono lamentati per la collocazione dell’esercizio, soprattutto perché ne sono sorti due sulla stessa strada nel giro di pochi mesi.
«Non sono assoggettati a licenza, quindi possono anche esistere due autolavaggi in pochi metri» spiega deciso il sindaco Stefano Candiani. Infatti quello che ha fatto infuriare sia i cittadini che l’amministrazione comunale è la metodologia con cui è sorto l’autolavaggio alle "cinque strade", l’incrocio alle porte di Tradate sulla strada provinciale "Varesina". Molti cittadini si sono chiesti come l’Amministrazione potesse concedere l’ok e autorizzare una situazione di questo tipo. 
«I proprietari dell’esercizio hanno dapprima presentato un progetto – spiega il primo cittadino – noi lo abbiamo visionato e abbiamo chiesto di apporre delle modifiche, anche in vista della nuova rotonda che dovrebbe sorgere proprio alle "cinque strade". Occorrono gli spazi per realizzarla».

«I proprietari dell’area hanno così presentato un altro progetto e una dichiarazione di inizio lavori – prosegue Candiani, attualmente responsabile anche della sezione urbanistica del Comune – Il nuovo progetto teneva conto di tutte le nostre indicazioni e ne eravamo quasi soddisfatti».
E allora cosa è successo? «Quello che è stato realizzato non rispetta il secondo progetto presentato. I proprietari hanno costruito l’autolavaggio esattamente come hanno voluto loro, infischiandosene delle nostre indicazioni. Adesso abbiamo aperto un procedimento interno per verificare tutto, ma le lamentele dei cittadini sono legittime. E non solo: in questa maniera la realizzazione della futura rotonda risulterebbe molto difficoltosa».

«Inoltre – conclude Candiani – hanno aperto l’attività senza il nulla osta del Comune. Hanno commesso due abusi: uno in termini urbanistici e uno in termini amministrativi. Il mondo non è, e non deve essere, dei furbi. Vogliamo ricondurre la situazione al rispetto delle norme. Adesso hanno 30 giorni dal ricevimento di avviso dell’inizio del procedimento per sistemare le cose. Trenta giorni trascorsi i quali, se tutto rimane com’è oggi, procederemo con l’ordinanza di chiusura dell’impianto».

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Pubblicato il 07 Maggio 2003
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