Il Comitato per il si chiede più visibilità
I promotori del referendum rivendicano più spazio e annunciano una biciclettata di protesta per il 7 giugno davanti alla sede RAI di Milano
Ieri sera, 29 maggio, nella sala conferenze del Museo del Tessile, il Comitato cittadino per il Si al Referendum, davanti a una platea poco numerosa , ha elencato le ragioni del Si e soprattutto ha rivendicato più spazio su tutti i media.
A parlare per primo, tra i relatori presenti, è il senatore del PRC Gigi Malabarba : « L’intenzione del governo e anche di parte della sinistra è quella di non far raggiungere il quorum del 50% più 1, per rendere inefficace il risultato del referendum. Purtroppo manca l’informazione, c’è una sorta di oscuramento sul voto del 15 e 16 giugno. Questo è il punto nodale, al di là del merito del quesito referendario». « La gente non sa che votando si estenderebbe l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e quindi le tutele da esso previste».
«Il referendum è l’unico strumento efficace a nostra disposizione – spiega Giacinto Botti del comitato per il si nazionale – per invertire la tendenza dell’attività di governo verso il mondo del lavoro. Di fatto con la legge 30 del febbraio 2003 il governo è delegato a legiferare sul mercato del lavoro proseguendo sul modello prestabilito dal libro bianco e dal Patto per l’Italia sottoscritto da cisl e uil»
In pratica, precisano i promotori del quesito referendario, puntando il dito contro la riforma in atto, il futuro di una larga fascia di persona è quello della precarizzazione. I contratti nazionali sono destinati ad essere svuotati del loro valore, grazie all’applicazione sistematica non solo nel privato, ma anche nel pubblico, dei processi di esternalizzazione e terziarizzazione dei cicli produttivi.
«La gente non sa – precisa Antonio Barbato dei Cobas – che anche nel pubblico verranno ceduti rami d’azienda compresi i lavoratori, che da quel momento non avranno più alcuna forma di tutela. Entreranno nel nuovo sistema che lascia i lavoratori alla mercè dei padroni».
Le ragioni del si al referendum si condensano quindi nell’estensione dei diritti alla tutela per buona parte dei lavoratori, per contrastare una riforma del mercato del lavoro che porterebbe a un regime favorevole solo agli imprenditori.
«Se il referendum non passa – ricorda Tino Magni della Fiom – quello che è ancora oggi un diritto, tra poco diventerà un privilegio per pochi».
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