L’albergo di Villa Ponti: è la nostra crociata

Intervista a Mauro Temperelli, segretario generale della Camera di Commercio di Varese

L’ente ha di recente promosso un marketing plan per tutta la provincia di Varese: i risultati sono chiari. Varese deve sviluppare quasi ancora per intero il suo potenziale. Qual è la sua opinione?
«Sono perfettamente d’accordo con il risultato dell’indagine svolta. Varese per crescere deve sviluppare ancora tutta la sua potenziale vocazione turistica. E’ inutile pensare ad altre identità. Neppure quella industriale che è per lo più trascorsa e a ben vedere appartiene più ad altre zone della provincia. Il capoluogo e le sue propaggini verso il lago hanno una sola scelta: il turismo non di massa, ma di motivazione. Quello di affari e congressuale innanzitutto». 

Proprio pochi giorni fa è stato presentato un marketing plan promosso dalla Camera di Commercio del Verbano Cusio Ossola e dell’Ente Turistico Lago Maggiore di Locarno per il rilancio di tutta l’area piemontese, lombarda e svizzera intorno al lago: Camera di Commercio e Provincia di Varese sono partners di questo progetto.
«Ho sempre considerato controproducente e stupido campanilismo che al turista in provincia di Varese non fosse proposta l’offerta che può dare il lago Maggiore anche nella sponda piemontese. E’ solo un esempio, ma credo che questa sia la direzione. Superare i confini geografici e amministrativi. Cominciare a considerare tutta la nostra zona, Piemonte e Canton Ticino compresi, un prezioso contenitore vendibile tutto insieme con tutte le possibilità che offre. I marketing plan servono a questo: a stabilire delle relazioni tra aree diverse per poterci lavorare avendo un interesse comune. La Camera di Commercio di Varese ha aderito al progetto promosso da quella del Verbano, per poi promuoverne uno più specifico che interessa la nostra provincia». 

A proposito di Provincia. I rapporti tra i due Enti?
«Questo piano è stata l’occasione per fare una sorta di punto zero di intesa. Entrambi gli enti sono quelli che per loro natura hanno vocazione territoriale più estesa. Entrambi sono inoltre d’accordo di massima sulle linee guida che questa regione dovrà seguire per trovare un sviluppo. Per quanto riguarda la Camera abbiamo definito un piano quinquennale di lavoro, con un investimento di circa 1 milione di euro l’anno per far fronte alle domande e alle esigenze poste in luce dal piano marketing. In particolare si sono individuate 7 aree di intervento strategiche a cui stiamo lavorando da mesi. Le posso dire che ci sono riunioni settimanali tra noi e la Provincia per dar corso a questi progetti e per potenziare la capacità di marketing dell’intero territorio».

E i rapporti con il Comune di Varese?
«Abbiamo buoni rapporti anche con l’amministrazione comunale. Ci sono differenti competenze, essendo la Camera di Commercio soggetto che inerisce e ha come interlocutore tutta la provincia. Un nostro sforzo è in ogni caso è cercare di motivare anche l’amministrazione a sostenere la necessità di un progetto di valorizzazione turistica della città secondo le linee guida del marketing plan».

Tuttavia la questione dell’albergo alle Ville Ponti vede Camera di Commercio e Comune su fronti opposti. Come mai?
«Guardi, inizialmente nemmeno presso il nostre ente vi è era da parte di tutti la volontà di agire in tal senso. Fortunatamente adesso vi è piena compattezza. Il progetto dell’albergo è stato inserito nel programma della Camera ed è a tutti gli effetti la nostra priorità, seconda solo al recupero e al rilancio di Malpensa come hub.
Quanto al Comune, come dicevo siamo percorrendo un sentiero di reciproca disponibilità e di dialogo. Stiamo lavorando sull’ipotesi di un accordo per il rilancio della città. In questo senso credo che potremo aspettarci tra poco un chiaro segnale da parte dell’amministrazione anche sulla sua disponibilità a creare tutte le condizioni perché il progetto si concretizzi».   

Ritiene che ci possano essere altri interessi a frenare la decisione politica?
«Non credo proprio. Mi sembrerebbe strano. Non è questione di un no ad un progetto e si ad un altro. In realtà, Varese ha un tale potenziale che non basterebbero né uno, né due alberghi. Ce ne vorrebbero molti di più, stando alle stime e alle analisi. Varese possiede appena il 5% di tutte le strutture alberghiere della Lombardia. Scende al 4% se consideriamo la sua capacità recettiva. E’ evidente che in gioco non c’è la scelta tra una sede ed un’altra ma comprendere che il richiamo e l’appeal della città risulterebbe amplificato laddove l’offerta ricettiva stessa crescesse anche in maniera competitiva e concorrenziale al suo interno».

Sulla questione è ottimista?
«Mi pare davvero che siamo sulla buona strada. Rimaniamo in attesa. Nel momento in cui dal comune dovessimo avere un impegno formale, politico, sulla questione, ci metteremmo immediatamente al lavoro per presentare nel più breve tempo possibile un piano attuativo, vale a dire un’analisi dettagliata del progetto non tanto in termini architettonici quanto di impatto ambientale, paesaggistico, uno studio sulla viabilità, sui parcheggi e quant’altro. Uno strumento che potrà fornire alla giunta tutti gli elementi per permettere di apportare le dovute modifiche al piano regolatore che attualmente non prevede l’edificazione in quell’area. Le soluzione si possono trovare e si può operare bene e in tempi relativamente brevi: MalpensaFiere di Busto ne è la prova». 

Poniamo che arrivi l’autorizzazione, come si muoverà la Camera di Commercio?
«La Camera di Commercio non gestisce alberghi e, tra le altre cose, riteniamo tra l’altro di aver già investito abbastanza nel progetto. L’idea è quella di trovare soggetto, attraverso una gara pubblica internazionale, in grado di investire nella costruzione con soluzioni economiche innovative ed integrate come il project financing. L’albergo dovrà essere ragionevolmente autofinanziabile». 

Cosa cambierà o cosa potrebbe cambiare per la città se il progetto dovesse andare in porto?
«La Lombardia esprime la più grande domanda congressuale in Italia. Milano è satura sotto ogni punto di vista. Le normali destinazioni, come Villa d’Este o i centri congressuali alberghieri del Piemonte che gravitano intorno alla domanda lombarda, sono vicini anche loro al punto di saturazione. Varese deve incunearsi lì. E ha tutte le potenzialità per farlo. Noi come centro congressi Ville Ponti dobbiamo rinunciare a tante richieste perché non abbiniamo una confacente struttura ricettiva. Questo è il grande limite, un limite che gli operatori conoscono bene. E’ per questo che, pur brutale, Varese non esiste. Lo dicono gli esperti. E’ un paradosso ma proprio perché non esiste come struttura, è un mercato fertile che è guardato con attenzione da operatori di tutto il mondo, pronti, nel momento in cui si muovessero le cose, sostituire le tradizionali mete con la nostra città. Per questo ci sentiamo di dover continuare la nostra crociata per la realizzazione almeno di quest’albergo. Ne va, in parte, del futuro di tutto il nostro territorio».

E se non si dovesse trovare l’accordo?
«In quel caso la Camera di Commercio farà le sue valutazioni. Certo non si tratterà di spostare il nostro progetto in altra sede, perché ogni idea nasce su un determinato territorio, con caratteristiche e vocazioni precise. Mi auguro che Varese possa in futuro essere all’altezza delle sue possibilità. In ogni caso non basta ospitare la sede della Provincia per essere capoluogo. Occorre di più».  

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Pubblicato il 16 Giugno 2003
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