«Gli astronauti americani dimenticarono la bandiera»

Cesare Guaita, presidente del Gruppo Astronomico Tradatese, associazione conosciuta in tutto il mondo per le sue scoperte, ricorda lo sbarco sulla luna avvenuto il 20 luglio di 34 anni fa

«Il Gruppo è nato proprio in seguito a quel grande avvenimento, per non far morire l’entusiasmo nei confronti dell’astronomia». Cesare Guaita ricorda con commozione quella storica notte tra il 20 e il 21 luglio 1969, quando Neil Armastrong e Edwin Aldrin dell’Apollo 11 misero piede sulla luna. Guaita oggi ha 54 anni, da quando si è laureato lavora come ricercatore alla Rhodia di Ceriano Laghetto. È sposato, ha due figlie e una grande passione per l’astronomia, tanto che nel 1973, quattro anni dopo il primo allunaggio, fondò con alcuni amici il Gruppo Astromico Tradatese. Oggi il Gat è conosciuto a livello internazionale e vanta numerosi traguardi: dalle foto finite negli archivi della Nasa alle recenti scoperte come il periodo di rotazione del nucleo della cometa Ikeya Zhang. Il Gat è stato l’unico gruppo astronomico a fare questo rilevamento e nelle prossime settimane tale risultato sarà pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale "Heart Moon Planet", il corrispettivo europeo dell’americana "Icarus". 
«Il giorno successivo alla conquista della luna, il 21 luglio, ricordo che mi recai a Milano per dare l’esame di stechiometria – racconta Guaita che quell’anno aveva 20 anni ed era al primo anno di università – L’esame non lo passai, ero troppo stanco per la notte che avevo passato in attesa dell’atterraggio sulla luna».

Cosa ricorda principalmente di quella notte?
«L’attesa e le discussioni. Tutto è iniziato intorno alle 11 di sera. Per gli americani era giorno, per noi era notte. Il tutto è andato avanti fino alle 5 di mattina, ma è stato un vero e proprio calvario. Atterra, non atterra. È arrivato, non è arrivato. Non si sapeva quando sarebbe stato il momento e la tensione era alta. Ad aumentarla, poi, vi erano le continue discussioni tra i giornalisti americani ed italiani su quanto stava accadendo».

Dove ha vissuto la nottata?
«Ero a casa con la mia famiglia. Certi eventi bisogna viverli con la propria famiglia. Con gli amici ero in contatto telefonico».

Come si era preparato all’evento?
«Ho comprato una quantità industriale di pellicola in super 8. Mica esistevano i videoregistratori e non potevo certo perdere lo sbarco sulla luna. Così ho posizionato la cinepresa davanti al televisore e ho registrato per ore».

È riuscito a riprendere la discesa di Armstrong?
«Certo, ma poi ho rivisto i filmati ed è come vedere degli ectoplasmi muoversi in un quadro. È inguardabile. Ci sono documenti decisamente migliori».

In casa come hanno reagito alla conquista della luna?
«Nessuno sembrava crederci. Poi la mattina dopo abbiamo visto i giornali. L’unico che non ci ha mai creduto è stato il nonno: continuava a ripetere che "gli uccelli sono le uniche cose che volano". Per lui era stata tutta una messa in scena, e non si è mai ricreduto».

Quanto ha contato la conquista della luna nella sua passione per l’astronomia?
«È una passione che nasce dall’infanzia. Quanto accadde nel ’69 non ha fatto altro che rafforzare questa passione. Certamente il tutto ha contribuito alla nascita del Gat. Negli anni successivi all’Apollo XI vi sono state altre spedizioni, ma l’interesse dell’opinione pubblica è andato calando. Noi, invece, abbiamo dato vita al Gruppo nel dicembre del ’73 , proprio per fare da tramite tra le fonti di informazione del settore e la gente».

Un recente libro sostiene proprio la teoria di suo nonno, più precisamente quella notte fu una montatura realizzata in studio per vincere la corsa alla conquista della luna…
«Sciocchezze. L’ho letto anche io quel libro ed è pieno di inesattezze, non ce n’è un dritta. Si tratta di una semplice operazione di un furbo per fare business».

Tutte sciocchezze quindi?
«Il libro sì. Ma c’è una cosa che non è mai stata detta, nemmeno in quel libro»

Cosa?
«Gli astronauti dimenticarono a casa la famosa bandiera a stelle e strisce. Le foto che conosciamo oggi con la bandiera tenuta da una doppia asta (perché sulla luna non c’è vento) sono state modificate con il computer. La bandiera è stata inserita solo in seguito, digitalmente».

Ma la tecnologia di allora…
«Bisogna considerare che allora avevano dei supercomputer che equivalgono a quelli che abbiamo noi oggi nelle nostre case. Che figura avrebbero fatto gli americani a dire che avevano dimenticato la bandiera sulla terra? Meglio inserirla dopo»

Come fa a esserne sicuro?
«Ho le mie fonti, più che attendibili».

Ha mai conosciuto gli astronauti dell’Apollo XI?
«Ho stretto la mano ad Edwin Aldrin quando è venuto a Varese qualche anno fa. Poi personalmente non ho mai incontrato Armstrong, anche se mi sarebbe piaciuto. Posso dire che ho acquisito delle informazioni vicine a lui».

Una vita dedicata all’astronomia. Un sogno per il futuro? 
«A distanza di tempo mi guardo indietro e mi accorgo che sono passati molti anni. I ricordi sono ancora molto lucidi, ma quando ci pensi e vedi che sono più di trent’anni, cominci ad aver paura. Oggi mi piacerebbe vivere a sufficienza per vedere l’uomo scendere su Marte. Ma tutto dipende se in questi mesi troveranno vita sul pianeta rosso».

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Pubblicato il 23 Luglio 2003
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