Festival di Locarno, e se diventasse l’evento culturale dell’Insubria?

Un editoriale di Robi Ronza sul Giornale del Popolo getta un ponte tra Lombardia, Piemonte e Canton Ticino

Un Pardo insubrico, che coinvolga Lombardia e Piemonte, in nome di un un preciso "destino" geografico e culturale, quello che fa appunto capo all’Insubria. E’ l’idea espressa, con molta cautela, da Robi Ronza, in un editoriale del "Giornale del Popolo" di qualche giorno fa. «L’odierna Insubria infatti è punto di forza di moderne Weltanschaungen di matrice tanto razionalista quanto cristiana – scrive il giornalista – punto di contatto tra l’Europa mediterranea e quella renana». Il festival del cinema di Locarno è stato fino ad oggi espressione di questo bacino? «Il Festival cala su Locarno e sul Ticino come il disco volante di una flotta spaziale, o come la stella di una costellazione di altre galassie» è il personale commento di Ronza. Perché allora non stringerlo di più a quelle regioni che sentono il confine non come discrimine piuttosto trait d’union, Lombardia e Piemonte, appunto? La provocazione, se di provocazione si tratta, appare marchiata profondamente di un preciso tempismo e di acuta lucidità. A patto appunto che la questione non si limiti allo specifico della kermesse cinematografica. Ma che vada ad inquadrare un orizzonte più ampio. Fra qualche anno, Locarno e Milano saranno collegate via acqua. Il cantiere dell’Alptransit (foto) dovrebbe consentire fra meno di due lustri di arrivare da Zurigo a Milano in circa un’ora: il Canton Ticino sembrerà quasi una propaggine della pianura padana. Anche senza citare l’Arcisate-Stabio, in fondo piccola infrastruttura, come non aggiungere che l’aeroporto di Malpensa si avvia, negli auspici, a diventare l’hub anche per il sud della Svizzera? Dentro questo spazio sempre più comunicante al suo interno e sempre più raccolto, nel giro forse di neanche dieci anni, si porrà sempre più una questione di tipo culturale: una sfida, forse. Che il Ticino sta già combattendo, espressione com’è di una enclave compressa a nord e dalle Alpi e dalle comunità germanofone e francofone, numericamente, economicamente, linguisticamente più agguerrite. L’Insubria, o come ci si voglia chiamare, è la naturale sponda, vitale, per il Cantone Ticino. Attenzione: non è una battaglia di retroguardia. Non è questo il taglio. Pensiamo solo a quali dimensioni, per restare sul piano delle offerte turistico-culturali, sono giunti il New Orleans Jazz Festival di Ascona o l’Estival Jazz di Lugano; eventi che, come il Pardo, richiamano decine di migliaia di appassionati dall’Europa e dagli Stati Uniti. Altro che difesa del territorio: apertura, con mezzi e intelligenza, al mondo. Appuntamenti ai quali, tuttavia, Varese e Como e il VCO, le province più immediatamente coinvolte, rispondono a fatica e con iniziative non in grado di rappresentare dei veri motori di sviluppo e ricchezza. Da questa parte non ci giochiamo la sopravvivenza culturale e linguistica. Ma paradossalmente una Regio Insubrica "intelligente", come quella adombrata da Ronza, può essere il nostro "corridoio 5" del turismo e della cultura. Dello sviluppo. Se diventa possibile passare sotto le alpi in treno in pochi minuti, potrebbe non essere impensabile lavorare a questi ed altri appuntamenti da questa e dall’altra parte del confine, parlino una lingua e un circuito comune. Un Pardo insubrico, perché no?

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Pubblicato il 27 Agosto 2003
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