Sicurezza sulle spiagge: chi controlla i bagnanti?

Il recente caso del giovane annegato a Cannobbio commentato dal direttore della Società Nazionale di Salvamento Roberto Carullo

Una bambina ferita gravemente alla gamba dall’elica di un gommone. Malori e svenimenti; pericolosi crampi. E poi quell’episodio che ha tolto la vita a un giovane di appena 26 anni a Cannobio, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore. Fatti che vorremmo non si ripetessero. Ma si tratta di incidenti o si può davvero fare di più?
Lo abbiamo chiesto chi è in prima linea sul fronte della sicurezza sulle spiagge. Roberto Carullo è il direttore della sezione provinciale di Varese della Società Nazionale di Salvamento, che opera come guardia costiera ausiliaria, dal momento che non esiste una struttura analoga a quella per il mare nelle acque interne.
«Certo esiste un decalogo dedicato alle norme e alle regole di condotta che i bagnanti debbono seguire – afferma Carullo – che vanno dal non entrare in acqua da solo al non immergersi dopo i pasti. Naturalmente esistono regole anche per chi conduce natanti, gommoni o moto d’acqua, come le distanze dalla riva e l’accesso agli spazi navigabili. Purtroppo il problema principale resta e rimane quello della sorveglianza».
Quindi tutto si traduce in una presenza di bagnini sulle spiagge?
«Certo, anche tenendo conto che la sorveglianza con bagnini, nelle spiagge “attrezzate” private o pubbliche è prevista dalle vigenti normative – spiega l’esperto – . Un caso emblematico è quello accaduto a Cannobio domenica scorsa. Le cronache riferiscono che la disgrazia è avvenuta davanti a qualche migliaio di persone sulla spiaggia attrezzata con bar e cabine: mi lascia perplesso il fatto che non ci fosse neppure un bagnino di salvataggio. Nel caso di Cannobio, qualsiasi bagnino professionista presente avrebbe notato in tempo utile l’impaccio dei tre ragazzi che si allontanavano dalla riva a bordo di un instabile canotto e, soprattutto, la loro totale incapacità nel nuoto».
Ma sul Lago Maggiore è così dappertutto? E poi, può davvero un bagnino fare la differenza?
«Guardi, nei vicinissimi lidi svizzeri ci sono stabilmente bagnini di salvataggio – conclude Carullo – dotati di barche e torrette di avvistamento. In questo caso, come in alcuni lidi e nelle piscine della sponda varesina del Verbano dove vengono impiegati d’estate i bagnini messi a disposizione dal nostro ente, non si sono più registrati annegamenti ma sono stati effettuati parecchi salvataggi di bagnanti e naviganti in pericolo».

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Pubblicato il 16 Agosto 2003
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