De Falco: “Mi ritengono politicamente inaffidabile, altro che morosità»

Avvenuta l'ingiunzione di sfratto al pensionato di Biumo. La sua inquilina dovrà lasciare l'appartamento entro l'8 ottobre. Manifestazione di solidarietà in via Nicolini

«Ma lei è cristiano o musulmano?»; oppure «lei conosce qualche terrorista islamico? e se si, lo denuncerebbe alle autorità italiane?». A domande di questo tenore, Nino De Falco, questo il nome del pensionato sfrattato oggi dal comune di Varese, è abituato da anni. In virtù di una storia personale che da sola meriterebbe un libro e che appare in filigrana dietro la sua attuale vicenda, lo sfratto a 83 anni. Missionario in Cabilia, per anni, preside delle locali scuole italiane, una vita da laico, da povero e per i poveri. Poi la rivoluzione, quella che portò l’Algeria ad affrancarsi dai francesi. De Falco era lì in spirito e in corpo. E ancora i suoi rapporti con Il FFS, Fronte delle forze socialiste, partito minoritario di opposizione. «È incredibile, ma qui ancora lo confondono con il Fis, Fronte di salvezza islamica. Sono anni che mi tengono sotto controllo. Mi ritengono politicamente inaffidabile, altro che la questione della morosità».

In filigrana, appunto. Perché oggi, nel capannello di persone riunite in via Nicolini 11 per manifestare solidarietà a De Falco e alla sua inquilina, l’argomento che ha tenuto banco è la logicissima, inappuntabile ma kafkiana vicenda burocratica.
L’uomo è moroso, si sostiene, ha accumulato un debito per svariati milioni non pagando l’affitto. Ciò ha comportato la messa in atto della procedura di sfratto. Ormai «inarrestabile», come ha sostenuto Franco Spatola, dirigente dei servizi sociali del comune di Varese, costretto da solo a confrontarsi con una decina di persone in piena protesta. Inarrestabile. Conta poco che il comune, in ogni caso, non riavrà i suoi soldi; conta poco che il De Falco non potrà permettersi nemmeno l’affitto, lievemente inferiore, del nuovo appartamento. Conta poco che si va a rompere un prezioso tessuto connettivo creato da e intorno al De Falco, vero e proprio punto di riferimento nel quartiere di Biumo. E a questo punto contano poco anche i soldi che il comune si è impegnato a versare per aiutare la ragazza cui è stato ingiunto di lasciare l’alloggio entro l’8 ottobre per trasferirsi in un altro, privato. 
Sembra un giro dell’oca. Tutto cambia, il pensionato la ragazza rimossi, perché tutto rimanga come prima. Non c’è un guadagno contabile da parte dell’amministrazione, o almeno non tale da giustificare l’operazione. Quello che rimane è un vulnus di umanità e di buon senso.
A cose fatte, il De Falco si trasferisce in via San Pedrino. Si troverà da solo il lavello mancante (!). Tra un anno, o quando sarà, si dovrà ritrasferire in un alloggio Aler, altro trasloco a 85 anni. 
Per la donna che vive con lui, tra un mese il trasloco in via Garibaldi e poi, forse, la possibilità di avere la residenza a Varese. 
I servizi sociali e il comune  hanno trovato in extremis delle soluzioni, ma le critiche verso un operato sordo ad allargare le maglie rigide delle procedure sono feroci.
Per i due in ogni caso, la mobilitazione di questa mattina può aver sortito degli effetti. L’idea di una sorta di comitato che si faccia da garante con il comune, pagando l’affitto di via Nicolini. Un proposito forse tardivo. Il processo è differibile, ma inarrestabile. 

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Pubblicato il 11 Settembre 2003
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