«Saronno non è una città dormitorio, basta dirlo o finiremo per crederci»

Inaugurata la Fiera di Saronno. Durante la conferenza d'apertura perplessità dagli Artigiani sul futuro della città e la risposta del sindaco Gilli

Saronno una città dormitorio? Oppure centro nevralgico di un comprensorio in espansione? Inaugurazione con scintille per la quarta edizione della Fiera di Saronno che, come ogni anno, si svolge nell’area espositiva di via Primo Maggio. Sabato pomeriggio, dopo il taglio del nastro e l’apertura ufficiale dell’iniziativa, si è svolta la tradizionale conferenza alla quale hanno partecipato i rappresentanti delle diverse associazioni di categoria, tra cui il presidente dell’Ascom, Achille Farina, e il presidente provinciale della Confartigianato, Merletti, nonchè numerosi esponenti politici: il senatore Antonio Tomassini, il deputato Marco Airaghi ed il vice presidente della provincia Giorgio De Wolf.

Dopo diversi interventi, a riscaldare gli animi è stato proprio l’intervento di Fermo Borroni, presidente della sezione saronnese dell’associazione artigiani. Borroni dopo aver ribadito il concetto della crisi che sta affrontando il settore in tutta la provincia, ha sottolineato che occorre «riportare in centro città le realtà artigianali, senza decentrarle come è avvenuto ultimamente, perché non vogliamo che Saronno sia una città dormitorio».
«Proprio non capisco perché si continui a descrivere questa città come una città dormitorio – ha risposto il sindaco Pierluigi Gilli -. È una definizione che rifiuto senza mezzi termini: basti pensare che soltanto in questo fine settimana la nostra città è interessata, oltre che dalla fiera, anche dal mercatino in centro, dalla manifestazione dell’Enpa, dai concerti bandistici. Va a finire che a forza di dirlo, poi ci si crede veramente. Saronno nel periodo scolastico riceve ogni giorno qualcosa come sei o settemila studenti nelle diverse scuole; fra poco più di un mese inizieranno i corsi dell’Università dell’Insubria, senza contare le decine e decine di iniziative, culturali e non, che ci vedono protagonisti in quasi tutti i periodi dell’anno. Questa sarebbe una città dormitorio?».

Il primo cittadino ha poi spiegato il ruolo che sta assumendo la città di Saronno all’interno del comprensorio: «La nostra città non è autarchica e autosufficiente. Non potrebbe esserlo, perché è nel crocevia di tre province – Milano, Varese e Como – che fra poco potrebbero addirittura diventare quattro, con la paventata aggiunta di Monza. Dunque, per quanto riguarda non solo la mobilità ma anche per tanti altri argomenti, deve ragionare ed agire in un’ottica comprensoriale, in sinergia con le altre realtà comunali presenti nel circondario. Altrimenti nessun tipo di problematica potrà essere risolto».


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Pubblicato il 29 Settembre 2003
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