Riforma del lavoro: «La parola d’ordine è tutela»
Salomi (Udc): la riforma del lavoro si propone di ottenere un maggiore tasso di occupazione
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Riceviamo e pubblichiamo Rifondazione Comunista ha usato parole intrise di ideologia, come “caporalato”, “violazione dei diritti dei lavoratori o diritti umani”, “trasformazione di persone in merce o carne da macello”; espressioni, queste, che di certo non sono nello spirito della legge che prende il nome dal professor Marco Biagi, il docente universitario che ha pagato con la propria vita l’attuale riforma del mercato del lavoro. La memoria del professor Marco Biagi onora il nostro Paese e certo non “offende la coscienza democratica” (parole di Rifondazione Comunista), semmai la esalta. Questo sia detto come premessa indispensabile a qualsiasi riferimento alla riforma del mercato del lavoro. Da tale riforma il governo si propone di “ottenere un maggior tasso di occupazione a parità di crescita; essa rende più moderno ed adattabile il mercato del lavoro con il consenso delle forze sociali” ha commentato il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, il più stretto collaboratore di Marco Biagi. Due sono gli obiettivi primari. Un mercato in cui le agenzie per il lavoro favoriscano l’incontro tra domanda ed offerta; una riforma contrattuale in cui si conciliano i tempi del lavoro ed i tempi della vita (ricorso al part-time e al lavoro ripartito), in cui la flessibilità non dovrà essere sinonimo di precarietà, ma anzi di stabilità e di garanzia, come nel caso dei co.co.co e dei lavoratori a “tempo parziale”. Per le tipologie contrattuali più innovative e flessibili (quelle che sono oggetto della risoluzione di Rifondazione Comunista) sono in realtà regolamentate in modo rigoroso, dunque diventano strumenti esattamente opposti al caporalato e godono della tutela assoluta dello Stato. La parola d’ordine dovrà quindi essere “tutela”, in primis dal lavoro nero; e poi, naturalmente, si punta ad alzare il tasso di occupazione (come ha ricordato il ministro Maroni, oggi l’Italia è in coda alla Ue, con il tasso più basso di occupazione regolare e con il tasso più alto di lavoro sommerso) e a far crescere la qualità del lavoro. Un recente studio, commissariato all’ISTAT, evidenzia come il tasso di occupazione (cioè la percentuale di lavoratori occupati rispetto a quelli ricompresi nella fascia d’età potenzialmente attiva) sia, in Italia, critico soprattutto per le donne (a causa delle scarsa diffusione del lavoro part-time, con conseguente divaricazione coatta fra la scelta della maternità e quella di un lavoro di qualità) e per gli over 55enni (anche a causa del massiccio ricorso, fino a pochi anni fa, dell’istituto del prepensionamento per effettuare le ristrutturazioni dei grandi gruppi industriali e degli enti pubblici economici). “Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”: questo concetto, laicissimo, è stato in realtà scritto da Giovanni Paolo II nella Laborem Exercens. Il diritto al lavoro, dalla nostra Costituzione, e il principio di libertà (“tanta libertà quanta è possibile, tanto Stato quanto è necessario” è lo slogan che più mi piace ricordare e che è prodromico all’indispensabile principio di sussidiarietà) sono, dunque, i cardini della Legge Biagi. Senza falsi miti, senza menzogna, senza odio sociale. |
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Enrico Salomi |
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