Antenne, i cittadini possono chiedere i danni
Un privato perde la causa contro il proprio comune ma i giudici sottolineano: se viene provato il deprezzamento ci può essere il rimborso
Un tribunale della Repubblica ha respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da un cittadino all’istituzione comunale per avere essa autorizzato l’installazione, nei pressi della sua abitazione, di una antenna per la telefonia mobile.
Il cittadino, assistito da un noto legale varesino, aveva sostenuto che il suo appartamento era stato deprezzato dalla presenza dell’impianto e a sostegno della tesi di rilevante danno materiale patito aveva presentato una perizia giurata.
Il tribunale non ha accolto la richiesta perché la sola perizia non era sufficiente per dimostrare l’effettivo deprezzamento dell’immobile. Diverso il discorso, hanno detto i giudici, se si fosse dimostrato che c’era stata una vendita a prezzo inferiore a quello di mercato. Dunque l’installazione di antenne e ripetitori può essere non solo un danno da elettrosmog, ambientale o estetico, ma può rappresentare anche un danno materiale per i cittadini che siano in grado di dimostrarlo.
Siamo a una sentenza di primo grado, ma non v’è dubbio che rappresenti comunque una prima certezza per i cittadini vessati da una legislazione iniqua, che non tutela minimamente un loro diritto elementare, come il rispetto della proprietà.
Non è dato di sapere se il pennellone di 40 metri di via Sanvito possa deprezzare le proprietà o le attività di chi ci vive vicino, la sentenza del tribunale sembra essere invece un campanello d’allarme, se non una potente sirena, per chi ha autorizzato l’autolavaggio, sempre in via Sanvito, a pochi metri da un condominio. Già, perché a rifondere il danno materiale causato dall’impianto a quanto pare potrebbero essere i tecnici del Comune che hanno avviato l’iter burocratico e chi ha dato il nulla osta conclusivo.
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