Lazzaroni, due giorni per decidere sullo sfratto
L'azienda ha pagato tutti gli affitti arretrati, ma non è sicuro possa rimanere nello stabile. Non ci sarebbe più nessun posto per l'azienda e potrebbe sfumare la nascita del "Biscottificio di Saronno"
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Il giudice deve decidere nelle prossime 48 ore sulla questione Lazzaroni. La richiesta di sfratto da parte della proprietà dell’immobile esiste ancora, nonostante l’azienda abbia pagato tutti e 18 i mesi di affitto arretrato. Ieri mattina, alla Pretura di Saronno, si è svolta una lunga discussione sul futuro dell’azienda: se il pretore dovesse confermare lo sfratto, la Lazzaroni non avrebbe più un posto dove andare e tutti i progetti fatti proprio in questi giorni sulla creazione della nuova società "Biscottificio di Saronno", andrebbero probabilmente perduti. La Lazzaroni ha pagato tutti gli affitti arretrati, ma il contratto di affitto dovrebbe scadere proprio a fine anno. Ma l’azienda ha bisogno di tempo, altrimenti potrebbe non esserci più alcun rilancio e anche i lavoratori tornerebbero a essere tutti di nuovo rischio. «Siamo sorpresi nell’apprendere la notizia che pur avendo la Lazzaroni pagato i suoi crediti, compresi i mesi di dicembre e gennaio 2004 – spiega Domenico Lumastro della Cgil provinciale – non c’è stata una valutazione dell’impatto sociale che la decisione di acconsentire allo “sfratto” può avere sulla prospettiva dello stabilimento e sulle lavoratrici e lavoratori dipendenti. Ci auguriamo che la valutazione del pretore analizzi anche questi elementi». La vertenza dovrebbe essere resa nota nei prossimi due giorni. «È una triste storia constatare che fino a ieri gli investitori che stanno dietro la società Aries, proprietaria dell’immobile, nelle settimane passate si dichiaravano interessati a dare opportunità per salvare i posti di lavoro della Lazzaroni, ma appena hanno potuto si sono avventati come avvoltoi per aumentare le difficoltà già presenti per costruire il “biscottificio di Saronno” – conclude Lumastro -. Attorno alla vicenda Lazzaroni ruotano interessi enormi ed è indispensabile, per evitare che ipotesi che favoriscano interessi diversi da quelli della difesa dell’occupazione e dell’unità produttiva, porre la massima vigilanza e riattivare la mobilitazione delle lavoratrici e di tutte le forze politiche e sociali interessati a non affossare un patrimonio storico dell’industria saronnese». |
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