Formidabili quegli anni

L'intervento di Gilberto Donnini, ex direttore di Luce , in occasione dei novant'anni del settimanale

Quando, nell’ormai lontano 1980, il compianto monsignor Bernardo Citterio mi chiamò per chiedermi se fossi disponibile ad accettare l’incarico di vicedirettore del Luce di Varese perché l’allora direttore don Pino Marelli era stato nominato parroco di Biumo Superiore, accettai volentieri la proposta. Prima di tutto perché si trattava di una esperienza nuova e che appariva interessante, e poi perché da sempre ho ritenuto che l’impegno nel campo della comunicazione sociale non fosse “cosa estranea” al ministero sacerdotale, ma anzi ne costituisse parte integrante. Una convinzione – devo dire – che non tutti i preti di allora (e forse anche qualcuno di oggi) condividevano: qualche volta, negli undici anni che ho passato al Luce, qualche confratello mi ha chiesto: «Ma tu cosa fai?». E, alla mia risposta che ero direttore del “Luce”, mi sono sentito rispondere: «Sì, questo lo so, ma cosa fai veramente?».
Perché
monsignor Citterio, a nome dell’Arcivescovo, si fosse rivolto per questo incarico proprio a me, che fino ad allora avevo fatto il coadiutore dell’oratorio, prima a Carnago e poi all’oratorio femminile di Santa Giustina a Milano, non l’ho mai saputo bene. Sospetto che dietro ci fosse lo zampino dell’allora prevosto di Carnago, monsignor Mario Vallini, che considero il mio secondo padre perché ha guidato e sostenuto i miei primi passi nel sacerdozio, il quale aveva molto apprezzato (e probabilmente segnalato) l’iniziativa di mettere insieme una redazione di alcuni giovani delle più disparate tendenze politiche (eravamo negli anni del ’68) per fare un giornalino del paese che, pur con alterne vicende, continua ancora oggi le pubblicazioni. Probabilmente si pensò che fossi una specie di “mago” delle comunicazioni.

Arrivato al Luce, per prima cosa mi venne messa in mano una penna per scrivere un commento ad un intervento del Papa di pochi giorni prima, e qualche settimana dopo fui invitato a “mettere insieme” il numero del giornale perché don Pino era assente. Me la cavai con qualche apprensione, lasciando fuori soltanto la “gerenza”, cioè quel quadratino in cui vengono riportati i dati della pubblicazione e che dovrebbe comparire su tutti i numeri.
Devo dire subito, tuttavia, che l’inserimento non è stato difficile: ho avuto come maestri Luciano Viganò, successivamente giornalista di “Avvenire”, purtroppo prematuramente scomparso, e il professor Fulvio Monti, che da tempo immemorabile presta gratuitamente la sua collaborazione al Luce e che, pur essendo un “volontario”, possiede eccellente professionalità giornalistica.
Un’altra grande figura umana e sacerdotale – che ricordo con venerazione e con affetto – che mi ha accolto al Luce e mi ha aiutato a muovere i primi passi è stata quella di don Isidoro Meschi, allora direttore dell’edizione dell’Altomilanese, poi tragicamente ucciso da un giovane con problemi psichici che cercava di seguire ed aiutare, facendolo anche collaborare al giornale.

Divenni direttore del Luce nel 1982: sia perché prima dovevo “farmi le ossa” nel mestiere, sia perché doveva passare il tempo necessario per l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti. Ricordo che il grosso problema di quei primissimi tempi fu la repentina chiusura della tipografia “Valle Olona”, che aveva acquistato dal Seminario la gloriosa tipografia dell’Addolorata, fondata da monsignor Sonzini, e dove veniva composto (ancora a piombo e con le linotype) e stampato non solo il “Luce”, ma anche “Il Settimanale” della diocesi di Como. Ed è proprio per questo, tra parentesi, che ho potuto stringere amicizia con Paolo Bustaffa, l’attuale direttore dell’agenzia Sir vicina alla Conferenza episcopale italiana: anche da lui ho avuto modo di imparare molto della fattura (la “cucina”, come viene chiamata) del giornale.
Per fortuna il consiglio di amministrazione aveva già programmato l’acquisto di due macchine per la fotocomposizione (erano tra i primi esemplari) e si trovò subito un accordo con Stefano Ferrario, uomo di grande intelligenza e allora proprietario della “Prealpina”, per stampare sulla stessa macchina di prima, che era stata venduta dalla tipografia “Valle Olona” al quotidiano. Ricordo ancora l’emozione con cui si assisteva, insieme a Pierfausto Vedani, direttore della “Prealpina”, all’uscita dalla macchina delle prime copie: sono i momenti in cui si sente di aver dato vita a qualcosa.
La sede del giornale venne trasferita presso il pensionato Cariplo di via Fusinato, alle Bustecche, del quale ero stato nominato direttore, in un seminterrato nel quale fu possibile ospitare la redazione e il reparto per l’impaginazione, imperniato su Luigino Mentasti: così, in ambiti più ristretti ma con lo stesso spirito di prima, è stato possibile affrontare le grandi sfide che, nel frattempo, si profilavano all’orizzonte.
La prima era di tipo redazionale-amministrativo e riguardava la struttura interna del settimanale cattolico. La quasi totalità di questi giornali, salvo pochissime eccezioni nel Veneto, aveva redazioni giornalistiche composte da volontari. Non che questo facesse venir meno la professionalità: non è detto che si sia “professionali” per il solo fatto di avere uno stipendio fisso. Professionalità non coincide automaticamente con professionismo. Tuttavia si cominciava ad avvertire l’esigenza di una redazione più stabile e più strutturata: man mano che il giornale cresceva come progetto grafico e come contenuti per poter “stare sul mercato”, si rendeva necessario un nucleo stabile di redazione che coordinasse il lavoro dei volontari e fosse di supporto al direttore, che, per l’accresciuto impegno, non poteva far fronte a tutto. Ugualmente, nel campo dell’amministrazione, occorreva una struttura sia pure piccola, ma efficiente, per far fronte ai nuovi impegni fiscali e amministrativi e a quelli richiesti per poter accedere alle provvidenze previste dalla legge sull’editoria. Di qui l’introduzione del computer e l’assunzione di persone per affiancare l’intramontabile Nicoletta, alleggerendo, tra l’altro, il direttore, il quale non è tenuto a possedere competenze specifiche di questo genere.

La seconda sfida era di tipo culturale e poteva condensarsi in questa domanda: che senso ha il nostro lavoro nel settimanale? La risposta venne dalla riflessione condotta non solo nella nostra, ma in tante redazioni di tutta Italia: riflessione nella quale un ruolo importante ha avuto anche il professor Gianfranco Garancini, figura ben nota nella realtà varesina. Attraverso una serie di seminari e di convegni, tra i quali fu significativo nel 1981 quello di Lecco per il centenario de “Il Resegone”, il settimanale cattolico trova il suo ruolo – questa è stata la formula uscita da un convegno nazionale tenuto a Treviso nel 1982 – nel fatto di essere “giornale di Chiesa e giornale di popolo”, cioè uno strumento che rende un servizio alla gente che vive nel territorio e alle scelte pastorali della Chiesa locale e italiana. Nella fedeltà al patrimonio di tradizioni, di cultura, di fede della realtà in cui è nato, il settimanale cattolico locale trova il senso del suo operare e svolge il suo servizio come strumento di riflessione, di maturazione e di crescita per tutta la comunità. La sintesi di questo cammino si può trovare nel volume “Informazione e territorio”, edito per il 25° della Fisc, che, tra l’altro, è stato consegnato al Papa e al presidente della Repubblica nel corso delle udienze concesse ai rappresentanti dei settimanali cattolici italiani in quelle circostanza, nel novembre 1992.

La terza sfida era di tipo diffusionale: riannodando i legami col territorio, occorreva però anche trovare i canali non solo perché il giornale fosse venduto, ma anche perché diventasse punto di riferimento significativo della realtà locale. Di qui anche lo sforzo per una serie di iniziative, di convegni, di relazioni utili non solo a far conoscere il Luce, ma anche a far sì che la gente lo avvertisse come strumento importante per una lettura del proprio ambiente di vita.
Tutto questo lavoro però non poteva avvenire “in ordine sparso”, ma richiedeva una collaborazione, una riflessione, uno sforzo comune. Ecco perché, da subito, abbiamo sentito il bisogno di ritrovarci e di partecipare attivamente ai lavori della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), che riunisce le testate diocesane di tutta la penisola e dove queste testate sono rappresentate dai direttori. Devo dire sinceramente che, se ho qualche nostalgia del passato, è soprattutto per questi momenti e per questi incontri, durante i quali ho incontrato persone che mi hanno aiutato non solo nel lavoro giornalistico, ma anche a crescere, persone dalle quali ho ricevuto sollecitazioni che mi hanno sempre incoraggiato e confortato.

Dei tanti amici che meriterebbero una menzione, voglio ricordarne soltanto due, che credo abbiano lasciato un segno non solo nella mia vita, ma anche il quella di tanti. Alludo al segretario della Fisc , Giovanni Fallani, fiorentino ma che ha trascorso gran parte della sua vita a Roma, persona di grandissima cultura e umanità che purtroppo ci ha lasciati qualche anno fa; e a monsignor Giuseppe Cacciami, direttore del settimanale di Novara (mio predecessore nella presidenza della Federazione, che ho tenuto dopo di lui per sei anni, dall’86 al ’92), il quale mi ha fatto capire che, al di là degli affari, degli interessi, dei servizi che si possono rendere od ottenere, quello che conta, che rinsalda i legami è il rapporto, l’amicizia con le persone. Perché questo è la Fisc che ho conosciuto: non tanto l’agenzia di servizi dove si va per tutelare i propri interessi, ma soprattutto un gruppo di amici, di colleghi che si ritrovano perché condividono gli stessi ideali, per fare meglio il proprio lavoro, per un servizio più efficace e attento alla comunità ecclesiale e civile.

don Gilberto Donnini (direttore del Luce dall’82 al ’92)

Tutti gli eventi

di febbraio  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 10 Gennaio 2004
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.