«La Parmalat? Non ci paga il latte da settembre»

Le preoccupazioni di un'azienda agricola della città, legata alla Lactis (proprietà dell'azienda di Collecchio)

L’unica certezza è la mucca da mungere. Il resto è un po’ così, come dire, sospeso. Le aziende che vendono il latte alla Lactis, gruppo Parmalat, oggi si fanno i conti. Carte alla mano, l’ultima fornitura pagata è quella di settembre. Enrico ed Eleonora Tenconi, titolari di un’azienda zootecnica di Sciarè, quartiere di Gallarate, avrebbero dovuto essere pagati il 31 dicembre, ma qualche giorno prima, Lactis, come Parmalat, è entrata in amministrazione controllata. Si può resistere così? «Noi siamo un’azienda a carattere familiare – spiega Eleonora Tenconi – ma chi ha fatto investimenti e si è indebitato non può durare a lungo». (nella foto, la ex centrale del latte di via Adamello)
La fattoria dei Tenconi è la classica unità produttiva a carattere locale, con pochissimi lavoratori. Finché in città c’è stata una centrale, la vecchia Latte Gallo del conte Visconti di Somma Lombardo, la produzione non aveva altre incognite che il tempo, la salute delle mucche e la politica comunitaria delle quote. Non che quest’ultima non facesse drizzare i capelli agli allevatori, ma almeno si poteva stare tranquilli sul compratore. Quando Latte Gallo è scomparsa, la centrale di via Adamello ha smesso di produrre ed è diventata solo un deposito di smistamento della Lactis,  sede centrale ad Albano S.Alessandro, vicino Bergamo. Addio solidarietà tra gallaratesi: se convieni sei dentro, altrimenti il mercato ti sbatte fuori.
Dal marzo 2003 Lactis ha diminuito della metà i suoi già esigui prelievi di latte sul territorio (il latte viene per la maggior parte da Bergamo). Molti produttori sono passati alla Carnini o alla Prealpina Latte di Varese, l’unica cooperativa che ha mantenuto la produzione sul territorio. 
I Tenconi, invece, riescono ancora a riempire un bilico da circa 100 tonnellate al giorno, grazie all’aiuto della Rinascita Agricola di Besnate e dalle due aziende della famiglia Pasini di Casale Litta. Quattro allevatori, una botte, cento tonnellate. Tutte firmate Lactis, ovvero Parmalat al 98 per cento.
E adesso? «Adesso siamo abbastanza preoccupati  – spiega Eleonora – seguiamo i telegiornali. Il ministro ha detto che verremo pagati a quindici giorni. Questa è la nostra speranza, l’unico modo per ridare liquidità ai produttori». 
Il sistema deve vivere, il denaro deve continuare ad affluire come linfa nelle vene. La fattoria gallaratese è solo un piccolo caso, ma significativo: 44 mucche per una quota programmata di 3.200 quintali all’anno. 
Non era una vita facile, già prima. Il prezzo di vendita del latte al fornitore è sceso costantemente negli ultimi anni; nel 1998 era di circa 800 lire, ora siamo a 0.33 euro (645 lire iva esclusa). Il prezzo al consumatore, però, non è sceso. Che succede? «Già, che succede, ce lo chiediamo anche noi. Il mercato del latte è diventato misterioso. Non sappiamo chi si sia avvantaggiato da questo margine. E l’anno prossimo si prevede una discesa del prezzo del 20 per cento. Interverrà la Ue con gli aiuti». E della Parmalat cosa pensavate? «Un’azienda misteriosa. Tutti sapevamo che pagava i fornitori a 180 giorni, era poco affidabile da questo punto di vista. E poi tutte quelle acquisizioni miliardarie….».
Cosa farete adesso? «La campagna del latte inizia a marzo, quello è il periodo in cui si rinnovano i contratti. Ora dobbiamo valutare. Innanzitutto cerchiamo di recuperare i nostri crediti».
Inutile chiedere al deposito dalla Lactis qualche informazione, in più. I dipendenti non possono parlare e anche la sede centrale di Bergamo non ci ha risposto. Le notizie che abbiamo sui circa venti lavoratori della filiale di Gallarate sono di fonte sindacale: stipendi pagati, ma ansia da futuro. Prima dello scandalo  sembra che l’azienda si apprestasse a chiudere il deposito di Gallarate per trasferire tutto a Monza.

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Pubblicato il 19 Gennaio 2004
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