Taxi e passante, l’unica salvezza dei pendolari
Cronaca di una mattinata fra caos e disagi
Viviamo davvero «una modernità impotente», come scrive Giorgio Bocca nel suo editoriale di oggi su Repubblica? Se avevo qualche dubbio nel darmi la risposta, assonnato sulla banchina delle Ferrovie Nord Milano, questa mattina, alle 7.30, la conferma è arrivata dopo qualche ora passata a Milano, capitale economica del paese, ma da due giorni anche del disservizio e del caos.
E, come un registratore, le decine di persone ascoltate sul treno, in procinto di arrivare, non si chiedevano “arriveremo a destinazione”?, ma, piuttosto, “quanto durerà questo sciopero”?
Erano infatti preparati i viaggiatori che oggi si sono mossi per raggiungere Milano, viste le notizie apprese dai media e rimbalzate dagli altoparlanti che già nelle stazioni avvisavano chi era alla volta di Milano dello sciopero in corso.
Tante sono state le persone che, rassegnate, hanno deliberatamente deciso di non recarsi a Milano, a causa dell’estrema scomodità rappresentata dal raggiungere il posto di lavoro in taxi (più che altro un costo), o a piedi. Molti sono invece i viaggiatori che si sono spostati grazie al passante ferroviario, che consente di collegare alcuni punti della città – vedi, nel caso delle ferrovie Nord, la stazione di Bovisa con la zona Garibaldi-Centrale.
Questo, tuttavia, a costo di rovinose discese – corse, più che altro – dai gradini che portano ai livelli inferiori, da dove partono i treni del passante. Proprio alla Bovisa, attorno alle 9 di mattina, si sono viste scene a dir poco apocalittiche. Anche chi è abituato al via vai di gente in metropolitane negli orari di punta non credeva ai propri occhi: treni stracarichi all’inverosimile di persone, molti viaggiatori in difficoltà per la ressa, urla, spintoni, imprecazioni.
Scesi alla fermata di Piazza Repubblica, meta del nostro viaggio, poi, tutto fermo. Auto in colonna, maxi spiegamento di vigili, addirittura ambulanze imbottigliate in una giornata che è stato un repley di quella di ieri, facendo partire la settimana per due giorni di fila col piede sbagliato. Solo pochi in bicicletta riescono a superare le fila di auto incolonnate. Per fare rientro alla stazione Cadorna – e soprattutto per saltare il “tritacarne” del passante – non resta che usare le gambe, passando per il centro storico di Milano. Qui la situazione è decisamente migliorata, ma l’assenza di mezzi di superficie si nota, come i piccioni che, indisturbati, fanno il bagno in una pozzanghera d’acqua, tra i binari del tram. Solo in piazza Cordusio fa capolino un “12”, semivuoto.
Finalmente a Cadorna. Molte le persone che verso mezzogiorno fanno rientro a casa: sono perlopiù studenti, che non è necessario intervistare. Le chiamate al cellulare parlano da sole. «Mamma ce l’ho fatta!» dice una ragazza al telefonino: dalla faccia non si riferisce ad un esame andato in porto. Ancora «Ho preso il passante, ma se domani è così non scendo neppure». Poi qualcuno che rientra dal lavoro per raggiungere qualche località dell’hinterland, per farvi ritorno dopo pranzo «ha ragione direttore, ma ero da sola in ufficio, stamattina».
Se questa non è modernità impotente….
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