Una storia importante
Il saluto del cardinale Tettamanzi
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Sono particolarmente lieto di inserire una mia riflessione in questo numero speciale del "Luce" che vuole celebrare il significativo traguardo dei novant’anni di attività e di vita. Questo nostro settimanale cattolico, scaturito dal cuore e dalla volontà del Beato Cardinal Ferrari e promosso con convinzione e decisione dai sacerdoti delle comunità parrocchiali della zona di Varese, è sempre stato un importante punto di riferimento per la Chiesa locale: l’ha accompagnata a leggere e a interpretare alla luce dei valori e della dottrina cristiana gli eventi e i fenomeni complessi e spesso drammatici che si sono succeduti nel tempo e si è fatta voce delle varie opinioni e delle diverse iniziative promosse dalla Chiesa stessa. Ma è stato punto di riferimento anche per coloro che erano alla sincera ricerca di una stampa davvero libera, attenta a riscoprire e promuovere quei valori che dicono l’indiscutibile primato della persona umana e della sua dignità sulle ideologie e su tutti i fenomeni che la minacciano o la negano. Il merito è, anzitutto, dei competenti e solerti direttori che nel tempo si sono succeduti. Tra tutti deve essere ricordato in modo particolare Mons. Carlo Sonzini – di cui è in corso il processo di beatificazione -, che per circa 40 anni ha diretto il settimanale. Egli ha saputo guidarlo con singolare e lucida intelligenza, con grande vigore e sempre nella convinta fedeltà ai principi ispirativi cristiani anche tra le vicende più difficili del suo tempo. Il merito poi è anche dei redattori e dei numerosi collaboratori, che con vera passione e spesso con autentico e generoso spirito di servizio hanno contribuito alla realizzazione del settimanale. Penso però che la vera e grande forza del "Luce" sia stato il suo stretto e costante legame con la Diocesi e con le comunità cristiane locali. Questo legame ha sempre segnato in profondità il giornale e l’ha fatto vivere come sua anima interiore. In questo modo esso ha potuto diventare espressione della vitalità quotidiana delle nostre comunità cristiane, in particolare del loro impegno missionario nel testimoniare la fede e la speranza cristiana nei diversi momenti e nei diversi ambienti della vita sociale. Non credo sia possibile comprendere in modo adeguato il settimanale cattolico senza questo legame con la Chiesa. Con la loro vita quotidiana, ispirata al Vangelo, proprio queste comunità cristiane sul territorio costituiscono per il giornale quella forza propulsiva che lo mantengono costantemente vitale e concretamente animato da quei valori cristiani che definiscono la sua identità. Non c’è dubbio che lo scenario attuale della comunicazione sociale è molto più complesso rispetto ai tempi dell’origine del "Luce" e ci mette di fronte a nuove e inedite sfide. La comunicazione, infatti, è diventata un fenomeno invasivo che, attraverso una molteplicità quasi indefinita di canali, si impone e cattura l’attenzione delle persone orientandole, anzi condizionandole nei loro pensieri e sentimenti e nelle loro scelte. E così, tra i numerosissimi e potentissimi mezzi di comunicazione oggi esistenti, il settimanale cattolico potrebbe apparire fin troppo piccolo, quasi destinato all’insignificanza. In realtà, esso ha ancora preziose potenzialità per continuare a svolgere un ruolo importante e significativo a servizio della Chiesa locale e del territorio. Ma a precise condizioni: che rimanga fedele, anzi rinvigorisca sempre più la propria originaria vocazione di strumento interpretativo di ispirazione cristiana; che mantenga vivo, mediante un costante e reciproco dialogo, lo stretto legame con la Chiesa diocesana e con le comunità cristiane locali; che diventi sempre di più chiaro ed essenziale "strumento di opinione" capace di offrire una informazione oggettiva, libera, tesa all’affermazione dell’inviolabile dignità della persona umana e al servizio della cultura del territorio, aiutandola a liberarsi da pregiudizi e storture e a costruirsi come cultura "secondo il vangelo" e, proprio per questo, "secondo la verità dell’uomo". Mentre ammiriamo l’intelligenza e l’impegno di tutti coloro che nel corso dei novant’anni hanno fatto la storia di questo settimanale, sentiamoci tutti sollecitati a continuarne il cammino, riprendendo il coraggio di saperci rinnovare in profondità e autenticità: L’informazione che ne verrà potrà essere un servizio concreto ed efficace alle esigenze vere e radicali dell’uomo e della società di oggi e all’impegno più decisamente missionario delle nostre comunità cristiane. Dionigi card. Tettamanzi Arcivescovo di Milano |
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