Busto sogna un futuro di arte e cultura
E’ quanto emerso da una tavola rotonda organizzata dall’Ucid al Museo del Tessile
| Non solo un centro direzionale ma anche un politecnico dell’arte e della cultura. Questo dovrebbe diventare l’area delle Ferrovie Nord Milano, o almeno questa è la proposta emersa dai diversi relatori, tra cui politici, architetti, registi e imprenditori, intervenuti alla tavola rotonda, organizzata ad hoc dall’Ucid (Unione cristiana imprenditori e dirigenti), al Museo del Tessile di Busto Arsizio. A moderare il dibattito il vice presidente del Consiglio Regionale Giuseppe Adamoli che ha subito puntualizzato come l’area riveste un ruolo strategico anche per la Lombardia e non solo per il Varesotto: «Rispetto ad altri piani integrati di sviluppo questo ha tre pregi – ha ricordato -: la locazione nel cuore della città, il fatto di trovarsi lungo l’asse delle Ferrovie Nord che presto si integreranno con quella nazionale oltre alla vicinanza con Malpensa, che però è al momento un punto di criticità. Ma l’idea è originale, va arricchita di contenuti e una Cittadella dell’arte, della cultura e dell’audiovisivo può essere la strada giusta». «La situazione delle città attorno però fa allarmare. Sia a Gallarate, Saronno, Lonate e Legnano sono in cantiere altri progetti. Qual è dunque il rischio – si chiede invece l’architetto Locati nella sua relazione introduttiva al convegno – E’ con tutta probabilità la sovrapposizione di servizi. Ecco perché occorre puntare sulle potenzialità locali e del territorio cercando la via della diversificazione». Una di queste potenzialità è sicuramente il Liceo Artistico che è stato coinvolto nel progetto. «La possibilità di avere uno spazio all’interno della futura struttura – ha poi spiegato il Preside Andrea Monteduro – e di collaborare riversando i nostri diplomati in un eventuale centro per la creazione di arte, cultura come il teatro e il cinema, è sicuramente un segnale positivo, che le cose stanno cambiando e che finalmente si investe anche nella formazione artistica”.» Ma il contributo più interessante, anche perché più provocatorio e fuori del coro è stato quello del regista bustocco Gillberto Squizzato: «Per prima cosa ci dobbiamo porre una domanda. Chi siamo, dove andiamo? A questo punto mi chiedo a cosa serve il Centro Direzionale, per dirigere chi? E’un’idea da archiviare. Non esiste più la struttura produttiva di un tempo. E poi per quanto riguarda il Polo Culturale occorre fare un po’ di ecologia del linguaggio: cultura e spettacolo, da fruire o da produrre. Il resto sono solo fantasie. Il problema poi si sposta su cosa produrre e per chi – conclude il cineasta – Pubblicità, studi televisivi per produzioni indipendenti, location per soap opera, editoria elettronica. Ma per fare tutto ciò occorre pensare in grande e investire». Dello stesso tenore l’intervento di Vittorio Giacci, direttore artistico del Busto Arsizio Film Festival: «Occorre creare strutture, servono spazi e laboratori. La produzione dell’audiovisivo è la direzione da prendere, i dati dicono che il dvd batte il cinema». |
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