Cecenia, un orrore senza fine
Giorgio Fornoni, giornalista di “Report” (Rai3), porta la sua testimonianza sulla tragedia dell'ex repubblica sovietica
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La Cecenia è una macchia sulla coscienza dell’Europa e di tutte le nazioni civili. E’ una guerra di quelle che si dicono “dimenticate”, in realtà tutti i governi occidentali l’hanno ben presente, ma non la denunciano per convenienza, per non rompere i proficui legami commerciale con la Russia, per non esporsi a loro volta a critiche su questioni interne controverse, per non colpire un alleato nella lotta contro l’Islam radicale. E’ quanto emerso dalla prima giornata del corso di formazione "Cecenia, Afghanistan e Medio Oriente: anatomia dei conflitti", finalizzato all’acquisizione del credito formativo che il Liceo Scientifico Statale di Gallarate, con il patrocinio del locale Assessorato alla Cultura, propone agli studenti in due giornate di lavori e dibattiti presso il Teatro-Cineama delle Arti di via Don Minzoni 5. Il tema della guerra cecena è stato ben introdotto dal prof. Paolo Calzini, docente di Storia dei trattati e politica internazionale al Luiss di Bologna; le ragioni economiche, geostrategiche ed etnico-religiose del conflitto sono state presentate in modo chiaro ed esauriente. Il clou del pomeriggio è stato l’intervento del giornalista di Report (Rai3) Giorgio Fornoni, un coraggioso giramondo che ha conosciuto da vicino molti dei peggiori conflitti degli ultimi dieci anni. Il filmato da lui realizzato nel febbraio 2000, quando, subito dopo la caduta di Groznij, fu uno degli appena 14 giornalisti occidentali ammessi nel territorio riconquistato, lascia senza fiato per gli scenari di immane devastazione e disperazione che presenta. Gli unici paragoni che vengono in mente, osservando i palazzi sventrati, le abitazioni distrutte, la rovina, i mucchi di cadaveri nelle fosse comuni, sono con i vecchi filmati d’epoca di Stalingrado e Berlino dopo la Seconda Guerra Mondiale. E il racconto delle atrocità commesse dalle truppe d’occupazione russe non è da meno. Rapimenti ed assassinii arbitrari di civili, stupri e torture sono all’ordine del giorno da anni; la popolazione ha risposto a questa campagna di terrorismo di Stato con la fuga in massa verso le vicine regioni dell’Inguscezia, del Daghestan e della vallata georgiana del Pankisi, mentre i resistenti ceceni, etichettati in massa come fondamentalisti islamici dal governo Putin per accattivarsi le simpatie dell’Occidente, rispondono con disperati, folli e criminosi attentati come il sequestro del Teatro Dubrovka di Mosca. Le azioni commesse dall’Armata Rossa in Cecenia, nella stragrande maggioranza dei casi contro civili innocenti e disarmati, sono di una brutale ferocia quale non si vedeva dall’invasione nazista dell’Unione Sovietica. Nel frattempo i governi occidentali, sia pure a malincuore, tacciono, né l’ONU pare intenzionata a fare qualcosa, paralizzata com’è dal veto delle cinque Grandi Potenze, fra le quali, com’è noto, c’è la Russia. A tal segno è giunta la censura e l’autocensura, che il filmato realizzato da Giorgio Fornoni non è mai apparso sulla televisione italiana in quattro anni dalla sua realizzazione; col che si dimostra, arguisce il reporter, che siamo davvero la cinquantatreesima nazione al mondo per libertà dell’informazione. |
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