«I cittadini non sono utenti, ma persone»

Alla caserma di via Saffi la tradizionale festa dell'Arma dei carabinieri per il 190esimo anniversario dalla fondazione

«Io sono al di sopra dell’essenza; io faccio quello che voglio». Una frase che ha una doppia lettura: chi, come il carabiniere, ha a che fare con la libertà e la sicurezza degli altri, nella sua volontà di agire deve sempre porsi in termini di responsabilità; chi, invece, ritiene che la libertà sia solo trasgressione della regola, si sente sgravato del peso della responsabilità del suo agire. Ma che c’entra Jean Paul Sartre con l’Arma dei carabinieri? La citazione era contenuta nel discorso pronunciato, alla tradizionale festa della Benemerita,  dal colonnello Eduardo Russo, comandante provinciale dei carabinieri. Un discorso diverso dal solito, il suo, senza riferimenti alle "terre irredenti" o alla retorica tipica degli anniversari. Un «Siamo ciò che eravamo» gli è scappato, ma costante e centrale,  in tutto il discorso, è stato il riferimento al concetto di servizio alla cittadinanza. «Ci piace intendere il cittadino, non nel senso burocratico di utente, ma come persona,  che se bussa alle nostre caserme è perché ha bisogno di attenzione e aiuto ed attenzione e aiuto deve ricevere». 

A guardare i numeri forniti dal comando, lo scorso anno alla porta delle caserme dei carabinieri, in provincia di Varese, devono avere bussato in tanti: 735 persone arrestate, quasi 6 mila quelle denunciate, 41 chili di stupefacenti  e 2345 tra armi e munizioni sequestrati, 23 mila reati perseguiti (il 9 per cento in più dello scorso anno), 38 mila pattuglie e perlustrazioni effettuate. 
Secondo il comandante Russo, nonostante questi numeri, la domanda di sicurezza rimane sempre alta. Inizia, però, a farsi largo tra i cittadini una diversa e più complessa percezione degli interessi rispetto ai quali si chiede aiuto alle forze dell’ordine, come, ad esempio,  la salvaguardia dell’ambiente, la tutela del patrimonio culturale e i problemi legati all’utilizzo deviato delle nuove tecnologie. Richieste che sono anche il segno di un mutamento sostanziale della qualità della vita nella nostra provincia.
Le sfide per il futuro a cui sono chiamati i carabinieri sono, dunque, tante. «Per il carabiniere che è operatore di pace e di sicurezza nella pace – conclude Russo – ne deriva una duplice esigenza: saper percepire i fenomeni che sottendono lo strato sottile dei comportamenti asociali; saper comunicare in quanto la percezione di sicurezza va valutata anche in senso soggettivo, per costituire in ogni circostanza un punto di riferimento per tutti i cittadini».


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Pubblicato il 15 Giugno 2004
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