Case popolari a San Fermo «scelta sbagliata ed estemporanea»
Mozione del consigliere della Margherita Milana: «Bene riavviare la politica della casa, ma occorre un piano strategico»
)«No a nuove case popolari a San Fermo, frutto di scelte estemporanee e non di una strategica politica di programmazione». È l’appello lanciato nel corso dell’ultimo consiglio comunale dal consigliere della Margherita Nicola Milana.
Settimana prossima si riunirà la circoscrizione n.5, zona San Fermo, che dovrà esprimere il proprio parere sul nuovo insediamento, 30-36 appartamenti, previsto dall’amministrazione. Nel giro di pochi giorni, la palla passerà alla commissione urbanistica per poi approdare alla ripresa dei lavori in consiglio comunale.
«Finalmente – commenta Milana – la giunta Fumagalli torna alla politica dell’edilizia popolare ferma da 10 anni. La nostra preoccupazione è che però si prevedano costruzioni popolari a San Fermo, una zona che ha già la densità maggiore di insediamenti di questo tipo».
Nonostante gli sforzi intrapresi negli ultimi anni dall’amministrazione di ingentilire il quartiere, il timore è che San Fermo torni unico luogo deputato ad accogliere grossi insediamenti di questo tipo.
«Ma quel che è più grave – sottolinea Milana – è che il criterio di scelta possa essere stato la disponibilità di un terreno già di proprietà Aler e non il frutto di una strategica programmazione a medio e lungo termine».
Di emergenza, parla l’esponente della Margherita. Una condizione che potrebbe portare il consiglio comunale prossimamente a votare sulla variante urbanistica legata all’insediamento all’insegna «del prendere o lasciare» e non su una organica politica della casa.
Per strutturarne una possibile, il consigliere sottopone alla giunta una mozione articolata in sei punti: tappe, nell’auspicio di Milana, da realizzarsi in sei di tempo: un censimento degli alloggi di edilizia residenziale pubblica suddivisi per castellanza e rioni; la valutazione del fabbisogno abitativo residenziale; l’individuazione di una pluralità di aree idonee ad accogliere interventi edilizi; lo studio di una politica di sviluppo delle attività commerciali nelle zone a più ampia vocazione popolare; il coinvolgimento di Varese Europea in una politica della casa condivisa da tutti i comuni aderenti; la presentazione, infine, degli esiti del lavoro svolto in consiglio comunale così da portare l’assemblea a deliberare su una complessiva politica residenziale.
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