«Contro il precariato, una politica del reddito sociale»

Una proposta di legge di iniziativa popolare che Rifondazione Comunista presenterà a settembre

Un reddito sociale che sostenga il sempre più diffuso precariato. Che assicuri un’esistenza libera e dignitosa. Una forma di sostegno che garantisca l’accesso al consumo di beni e servizi  basilari, la cultura, la mobilità, l’alloggio, i servizi minimi e il credito.
È la proposta di legge d’iniziativa popolare presentata da Rifondazione Comunista in collaborazione con Mario Sumiraghi del collettivo "L’altra città" e i sindacati di base. 
Il 17 luglio a Varese partirà la raccolta di firme. Poi a settembre comincerà un lavoro più complesso di studio e confronto. 
«Siamo ormai in presenza di una generazione di precari, incapaci e impossibilitati a gestire la propria economia – spiega Sumiraghi -; una generazione di giovani e meno giovani che, non potendo accedere ai mutui bancari, non possono mettersi in proprio. Lavoratori che vivono solo gli aspetti deteriori della flessibilità in una società dove le possibilità di lavoro non ci sono».
Gli ultimi dati raccontano di 7 milioni di precari in Italia, più di 30 in Europa. Una cifra destinata a salire con l’allargamento dell’Unione. Una massa critica ricattabile, senza sindacati, senza garanzie. 
«Tutto è collegato – continua Sumiraghi -; chi è incerto sul lavoro, è incerto sulla propria pensione, non può partecipare allo sviluppo della società».
Il discorso si può allargare al lavoro nero: percentuali da capogiro al sud, 95%, si dimezzano ma rimangono alte anche in Lombardia, 46%. Nel 2002, tra le aziende monitorate una su due aveva lavoratori non in regola. 
È li che si può incuneare la proposta di un reddito sociale: «Una proposta che vuole garantire forme di reddito a disoccupati, precari, intermittenti, pensionati. Un modo per dare respiro e dignità a queste categorie, garantendo loro l’accesso ai beni e servizi basilari, come i beni di consumo, formazione, cultura mobilità, sanità, alloggio e il credito». 
Ma c’è un altro aspetto da mettere in rilievo: quella stessa flessibilità vista come una minaccia potrebbe diventare il vero fatto nuovo dal punto di vista sociale e culturale. Potrebbe essere un orientamento valido non imposto ma scelto da ampie categorie di giovani e non giovani disposti ad accrescere le proprie esperienze professionali in modo più dinamico, creativo, anche in ambiti non necessariamente destinati alla creazione di reddito. 
«Una politica del reddito sociale – chiosa Angelo Zappoli – potrebbe incentivare questi nuovi orientamenti eliminando la paura sociale di trovarsi a mani vuote». 
L’idea è quella di trovare un terreno di confronto fertile su questa proposta: «auspicabilmente trasversale – continua il capogruppo di Rifondazione Comunista – dialogando con le associazioni e le istituzioni. Una proposta politica concreta che potrà già essere un utile terreno di confronto per le prossime elezioni regionali». 

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Pubblicato il 12 Luglio 2004
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