Lieto fine per la vicenda Tintò

Con oltre la metà dei lavoratori già ricollocati e gli altri con l'indennità di mobilità, la CGIL fa il punto di una vicenda che farà scuola

«Un grazie di cuore ai lavoratori della Tintò e all’Ispettorato del Lavoro, che con il loro impegno hanno portato a questo successo». Ernesto Raffaele della FILTEA-CGIL non nasconde la soddisfazione per l’esito positivo della vicenda.

Dai primi di giugno i lavoratori della Tintò, già protagonisti di una lunga occupazione dello stabilimento durata 75 giorni (3 febbraio-19 aprile), hanno ottenuto l’indennità di mobilità. Più della metà dei 15 dipendenti ha già trovato una nuova collocazione.

I rappresentanti dei dipendenti Roberto Perin, analista di laboratorio, e Giuseppina Gadda, impiegata, affermano: «Il nostro obiettivo, la mobilità, è stato centrato, ma abbiamo dovuto lottare duramente, dormendo al freddo in azienda per settimane, senza luce nè gas finchè la Protezione Civile non ci ha fatto avere un generatore, e presidiandola anche nei festivi» .

«L’azienda chiaramente non era interessata ad avviare la procedura di mobilità, come da noi richiesto: ciò avrebbe comportato il versamento di nove mensilità per ogni lavoratore» spiega invece Raffaele. «La proprietà, del resto, si era rapidamente disinteressata della Tintò di Fagnano. Del resto, l’azienda era stata rilevata con i dipendenti nel 2002, al fallimento della tintoria Macchi. Considerando che le aziende che assumono dalle liste di mobilità, dove allora si trovavano questi lavoratori, hanno diritto in pratica all’esenzione dal pagamento dei contributi per due anni, possiamo calcolare che la Tintò abbia risparmiato 175.000 euro in contributi: e di certo non tutti sono finiti nelle buste paga». Buste paga che, ad un certo punto (dicembre), hanno cominciato a non arrivare più; quando poi ai primi di febbraio la proprietà ha iniziato a svuotare la fabbrica, i dipendenti si sono impuntati e hanno occupato l’azienda. «La proprietà, per tutto il tempo dell’occupazione, si è esplicitamente disinteressata al destino dei dipendenti, e ha mirato unicamente a riprendersi i computer con i dati di amministrazione – dei quali peraltro le impiegate non ricordano più le password d’accesso(!). Frattanto la Guardia di Finanza indaga ancora sui conti della società in base al nostro esposto dello scorso febbraio»

A sbloccare la situazione è stata la "scoperta", da parte di Raffaele e del segretario provinciale dei tessili della CGIL Antonio Ciraci, di una sentenza della Cassazione che prevedeva il caso in cui un’azienda in crisi non applicasse la procedura di mobilità. Ebbene, una volta accertata l’effettiva cessazione dell’attività da parte dell’Ispettorato del Lavoro, i lavoratori stessi potevano fare domanda per l’indennità e il collocamento nelle liste di mobilità al Centro regionale per l’Impiego. E così è stato.

«E’ una grande soddisfazione per noi» ha commentato Raffaele, «è una delle prime volte che una vicenda simile finisce in questo modo nel Nord Italia, e speriamo che sia di esempio».

Tutti gli eventi

di febbraio  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 26 Luglio 2004
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.