Quando ai “miogni” si vendemmiava

Viaggio tra i vini varisini che sanno di storia. Nomi che tornano dal passato per spiegare il presente

A volte è la ricerca di notizie sul nome di un vino che ti chiarisce la realtà davanti alla quale passi tutti i giorni. Provate a fare un veloce sondaggio, proponendo a chi vi sta vicino una semplice domanda: «Cosa ti viene in mente se ti dico miogni?». Se la persona conosce la città di Varese probabilmente vi risponderà :«Il carcere cittadino» oppure ‘spallucce’ come, forse, farebbe la maggior parte degli italiani interpellati al riguardo. 
Chi risponde riferendosi alla casa circondariale del capoluogo non sbaglia ma, perché lo hanno chiamato Carcere “dei Miogni”?. La risposta potrebbe celarsi in un nuovo nome che poco si discosterebbe dal vecchio: potremmo chiamarlo, indicandone le stesse caratteristiche,  il Carcere ‘dei Ronchi’. Miogni sinonimo di ronchi; ronchi sinonimo di terrazzamenti. Già, potremmo chiamarlo il Carcere dei Terrazzamenti ed indicheremmo comunque lo stesso posto, con tutte le sue storie. 
Tra quella che oggi è piazza della Brunella e via Felicita Moranti riaffiora un passato fatto di terre da coltivare a vigna, strappate alla collina con muri a secco: con i miogni. Quello che stupisce è che la storia della terra insubre, ora di nuovo terra di vini, la si ritrovi indicata sul monitor del computer come pagina di risposta di un motore di ricerca. Non un motore qualsiasi ma il più consultato in rete, che fisicamente ha sede in un’altra terra di vini: Mountain View, California. 
Da Gazzada a Varese, passando per la California, cercando notizie su Angera e i suoi vini.
Bottiglie con nomi che sanno di una storia ancora più antica dei miogni e dei ronchi. Nomi come Sebuino o Vico dei Sebuini e almeno altre trenta diversi lemmi per indicare sempre e soltanto una sola città: Angera. Stationa o Scaciona a ricordare la sua importanza come luogo di “stazio”, di riposo, per chi dall’alpe voleva scendere in pianura seguendo le vie d’acqua dell’impero romano. Ma anche Angleriam, da qui il nome al vino Angliano, partendo da quel “Ad Glarem” (sulla ghiaia) così indicativo di accampamenti sulle rive sassose del lago.
 Dalla California al Sebuino per scoprirlo rosso, fatto con Uva Rara, Bonarda piemontese, Uva Zio, Dolcetto e Barbera. Vitigni e nomi che sanno di storia e di ronchi, di miogni.


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Pubblicato il 19 Luglio 2004
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