Ddt nel Ticino: a rischio l’ecosistema del parco

L'inquinamento chimico del Fiume Azzurro potrebbe compromettere non solo i pesci ma tutta la fauna legata alla catena alimentare. La colpa è anche degli affluenti del Varesotto

La presenza di Ddt e Pcb in concentrazioni elevate nel grasso di anguille e barbi del fiume Ticino potrebbe mettere a rischio l’esistenza di altri animali attraverso la catena alimentare. Aironi, folaghe e martin pescatori sarebbero quindi a rischio, tanto quanto alcuni pesci. «In alcuni volatili e nelle lontre – spiega Gerolamo Boffino, biologo del Parco del Ticino piemontese – la concentrazione di queste sostanze è di 500 mila volte superiore a quelle riscontrate nei pesci, perché la catena alimentare funziona da moltiplicatore. Questi inquinanti si sedimentano nei grassi e persistono per molto tempo negli organismi. La nostra preoccupazione è per il futuro di alcune specie endemiche, come la trota marmorata, che corrono un serio pericolo di estinzione».
(foto sopra: il biologo Gerolamo Boffino)
Come siano arrivate nel Fiume Azzurro quantità così elevate di questi pericolosi inquinanti non è difficile immaginarlo. Le continue piogge avrebbero smosso dei sedimenti nel Lago Maggiore, nelle cui acque, in un monitoraggio effettuato nel 1996, era stata riscontrata la presenza di Ddt oltre i limiti previsti dalla legge. Anche gli scarichi portati dagli affluenti potrebbero aver dato il loro contributo negativo. 
Quanto ai rischi per la salute umana, gli effetti nocivi delle sostanze sono difficilmente calcolabili, soprattutto nel caso di assunzione combinata di Ddt e Pcb. «Nell’ultimo monitoraggio effettuato dieci anni fa sulle acque del Ticino – continua il biologo – non era stata rilevata la presenza delle due sostanze inquinanti. Quindi è presumibile che l’attuale situazione dipenda dal Lago Maggiore. Di certo la situazione molto compromessa di alcuni affluenti, come l’Arno che attraversa una zona industrializzata del Varesotto,  ha portato un inquinamento batteriologico che ha influito sulla balneabilità del fiume. Purtroppo non sappiamo se ci sono dati relativi ad altre sostanze chimiche presenti in questi torrenti».
In attesa del finanziamento chiesto alla Regione per un monitoraggio delle acque sul lungo periodo, l’unico consiglio che Boffino si sente di dare ai pescatori sportivi, visto che quelli professionisti sul Ticino non esistono, è quello di ributtare il pesce nel fiume una volta pescato. «Il ddt non fa bene ed è un inquinante persistente. La cosa più preoccupante è che non sappiamo cosa succede negli organismi umani quando è associato al Pcb».

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Pubblicato il 27 Agosto 2004
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