Burqa, la Lega all’attacco

Mozione leghista contro «le mascherate» di ogni tipo. L'opposizione accusa: «Un pretesto ed una provocazione».

Burqa sì, burqa no. Anche Gallarate, dopo numerosi comuni del varesotto e del Nord Est italiano, affronta il tema scottante delle donne che attraversano le città a volto coperto, per motivi religiosi. Una mozione del capogruppo leghista Roberto Borgo, avente per oggetto la pubblica sicurezza sul territorio, passa in consiglio comunale: argomento portante il divieto di usare il burqa e di andare in giro per la città a volto coperto «ai sensi – ha detto Borgo – del Regio Decreto del 18 giugno del 1931, che recita che “è vietato comparire mascherato in luogo pubblico”, e della legge 22 maggio 1975, che recita a sua volta che “è vietato l’uso dei caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”. Ai sensi della legge il burqa, così come le maschere che alcuni facinorosi indossano per gridare infami motti tipo “dieci, cento, mille Nassirya” o per fare “espropri proletari” nei supermercati del centro delle grandi città. Se la legge è uguale per tutti, i volti coperti vanno vietati. Oggi a Gallarate sono poche le donne che lo indossano, ma temiamo che possa essere un pretesto per compiere atti fuori legge. D’altra parte sono gli stessi islamici moderati a chiedere a me, della Lega, di risolvere questa situazione che lede la dignità delle donne arabe e non. I prefetti che hanno annullato le decisioni dei consigli comunali sono i veri fuori legge, noi miriamo a far rispettare il diritto».

Nonostante il parere contrario per vizi di merito sollevato dal vice sindaco e assessore alla pubblica sicurezza Paolo Caravati, che ha detto che «la mozione della lega è pretestuosa e senza fondate ragioni. A Gallarate si è registrato un solo caso, una donna fermata una quarantina di volte e controllata. La polizia sa cosa deve fare e non serve una mozione che invita il sindaco a invitare la Pubblica Sicurezza a vigilare», la mozione è stata approvata dal consiglio. Tra i più accesi oppositori, Dario Terreni della Margherita: «Non capisco come la maggioranza possa andare dietro ad una mozione che è solo della Lega, tipica di una maniera di ragionare e di fare politica leghista. Una provocazione senza motivazioni politiche». Con Terreni si sono schierati Barberi del PRC, Selvagio della Margherita, Galli e Pepe dei DS e Magarò dell’UdC. Le ragioni della Lega sono state sostenute da Fabio Castano di AN: «Penso che la Bossi-Fini vada inasprita, ci sono troppi stranieri che invadono il nostro territorio e ci privano delle radici proprie della nostra cultura. Zone della città come la stazione sono invivibili. Le regole vanno rispettate, chi viene da noi deve adeguarsi». Un po’ più morbide le posizioni di Forza Italia, che comunque appoggia la mozione leghista nella sostanza, mentre la lista che fa capo ad Andrea Buffoni ha proposto «una discussione articolata sui problemi derivanti da immigrazione, moschea e sicurezza, senza scontrarsi su motivi pretestuosi e provocatori».

I prefetti di molte città dove la Lega ha promosso mozioni simili a quella discussa ieri a Gallarate sono intervenuti per bocciare le stesse, perchè non di pertinenza del consiglio comunale. Vedremo se il prefetto di Varese agirà come i suoi colleghi.    

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Pubblicato il 09 Novembre 2004
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