Il corteo dei 100 mila: chi protesta non è isolato

Guglielmo Epifani fa il pieno di applausi in piazza Duomo: «Con Confindustria un interesse comune per lo sviluppo del paese»

«Non ci rassegneremo mai al declino di questo paese». Con queste parole il segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani ha fatto il pieno di applausi in una piazza del Duomo dove a partire dalle 11 di oggi sono affluite diverse decine di migliaia di manifestanti in occasione dello sciopero generale.

Centomila, addirittura, secondo gli organizzatori. In effetti già la concentrazione in corso Venezia a partire dalle 10 era imponente, come le misure di sicurezza adottate dalle forze dell’ordine.

Il corteo si è messo in moto, aiutato dai primi raggi di sole che sono sbucati a metà mattina percorrendo le vie del Centro, piazza San Babila, piazza Fontana, e poli al Duomo dove erano già in corso gli interventi dei segretari generali milanesi di Cgil, Cisl e Uil, che hanno atteso l’arrivo della testa del corteo.

Un discorso articolato, quello di Epifani, che ha toccato i diversi punti delle protesta. «Quello che il governo vuol far credere è che siamo in piazza per protestare contro una finanziari che prevede meno tasse – ha esordito Epifani, ricordando una domanda postagli poco prima da una giornalista. In realtà è esattamente l’opposto: chi crede questo deve spiegare come mai a milioni di lavoratori che percepiscono redditi bassi non solo non viene effettuata una reale riduzione delle tasse ma addirittura si prevedono tagli sui servizi essenziali, come la scuola, la sanità e il comparto pubblico».


Un attacco al Governo e alla Finanziaria, dunque, ma soprattutto alle politiche che impongono un modello sociale che è fondato sul vantaggio di pochi, di quelli che possono farcela da soli e che sono in grado di abbandonare tutti gli altri».

Gli altri temi caldi del discorso di Epifani hanno toccato la questione dell’evasione fiscale – «se vogliamo tagliare le tasse, cominciamo a colpire davvero la cancrena rappresentata dall’evasione» – , della scuola, del rinnovo dei contratti del pubblico impiego e delle pensioni. Un punto nodale della riflessione del numero uno della Cgil è stata la questione collegata allo sviluppo. In quest’ottica per Epifani «chi protesta contro questa finanziaria non è isolato»: esiste una reale unione fra le forze che si oppongono alle scelte del governo. Il riferimento agli industriali non è casuale.

«Con Confindustria abbiamo un interesse comune: sostenere le imprese e chi vuole fare impresa, sostenere l’industria italiana e lo sviluppo – ha affermato Epifani. Proprio assieme a Confindustria abbiamo chiesto al Governo di partecipare ad un tavolo comune sullo sviluppo del Mezzogiorno: ci auspichiamo che Palazzo Chigi non faccia orecchie da mercante».

Legata allo sviluppo la questione della ricerca, con diversi studenti universitari e ricercatori che hanno partecipato al corteo, inscenando una sorta di “funerale” al cervello umano, accompagnati anche da centinaia di studenti delle scuole superiori milanesi.

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Pubblicato il 30 Novembre 2004
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