Impronte digitali per entrare in banca
In funzione da giovedì scorso alla filiale della San Paolo un dispositivo d’ingresso che associa impronta e immagine visiva
Per entrare in banca bisogna lasciare le impronte digitali. Da settimana scorsa infatti, in una filiale di Somma Lombardo della San Paolo Imi, oltre a essere osservati dalle telecamere, i clienti devono lasciare le impronte digitali per poter accedere alla struttura.
A segnalare il fatto alla redazione di VareseNews un lettore, Giuseppe Criseo, che ha anche inviato una lettera al prefetto di Varese perché «all’ingresso in banca ho trovato una novità: nel box blindato di accesso alla banca ho dovuto lasciare l’impronta digitale. Ho chiesto se è possibile l’accesso senza fare rilevare le impronte digitali e l’impiegato mi ha risposto che il problema è la sua sicurezza personale».
Questo sistema di rilevamento, che associa all’impronta solo l’immagine visiva di una persona e non costituisce una schedatura di dati personali, è stata approvata dal Garante per la protezione di dati personali con un provvedimento del 28 settembre. «Le immagini restano in memoria per sette giorni e sono visionabili solo dalle forze di Polizia esclusivamente su incarico della Magistratura – spiegano dalla banca -. La scelta non è stata presa singolarmente dalla nostra filiale, ma è una direttiva che arriva dalla sede centrale di Torino. I clienti sono stati preventivamente avvertiti con cartelli esposti già una settimana prima dell’introduzione del nuovo sistema di controllo. I dati non sono comunque a disposizione degli addetti della banca, ma solo delle forze dell’ordine».
La filiale di Somma Lombardo è stata la prima nella provincia di Varese ad aver adottato questo meccanismo, in funzione da giovedì 25 novembre. «Questa procedura è sicuramente nuova – dice Giuliano Dini, Direttore del distaccamento varesino della Banca d’Italia -. Noi non abbiamo alcun tipo di influenza perché i sistemi di vigilanza da attuare vengono scelti da ogni singola azienda di credito nel rispetto delle normative. Questo è comunque un meccanismo sperimentale che si sta valutando, potrebbe rappresentare una soluzione efficace o al contrario non avere un buon rapporto costo–vantaggio».
«È la prima volta che sento parlare di una procedura simile – spiega Barbara Cirivello del Movimento Consumatori – sarebbe necessario capire esattamente come funziona. Sembra però che in tema di sicurezza non ci sia limite alla fantasia».
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