Infortuni sul lavoro, «la precarietà aumenta i rischi»

Diminuiscono i feriti sul lavoro, ma è il lavoro interinale la nuova frontiera della sicurezza. E' quanto emrge dal convegno indetto dalle Acli

Cinque per cento in meno: a tanto ammonta il calo degli infortuni sul lavoro tra 2001 e 2003 nella nostra provincia, ma ancora resta molto da fare, e non tutto è oro quel che luccica. In fatto di infortuni sul lavoro la provincia di Varese si conferma relativamente "virtuosa" a livello nazionale – il calo registrato è il doppio della media nazionale: più ancora nel campo degli infortuni mortali, 16 nel 2003, con un calo dell’11%.

Ad esporre queste cifre apparentemente incoraggianti, ma che nascondono ancora numerosi problemi, sono stati i relatori del convegno "Infortuni e malattie professionali una costante nel lavoro che cambia: quali garanzie per i lavoratori?", indetto dal Patronato Acli presso l’Enaip di Varese.

«Nel 2003 si sono riscontrate ben 173 diverse malattie professionali» ha detto Alfonso Speranza, direttore dell’Inail di Varese. «Noi dell’Inail non siamo certo lì per negare i rimborsi, contrariamente a quanto molti pensano: il nostro scopo è garantire i servizi a chi ne ha davvero bisogno».

Particolare rilievo assume, secondo Speranza, la questione della cultura della sicurezza.
«Se un nonno racconta al nipote il modo in cui si è infortunato sul lavoro, in quel momento sta facendo cultura» ha detto il direttore dell’Inail, prima di passare ad un dettagliato resoconto circa l’andamento degli infortuni sul lavoro in provincia. «Il trend è in discesa, ma non ci si può ancora dire soddisfatti. Vi sono settori, come l’agricoltura o l’edilizia, in cui le probabilità di incappare in un infortunio mortale sono molto elevate». In Italia il 2001-2003 ha visto scendere da 1.372 a 1.263 i morti sul lavoro all’anno: «un calo troppo lieve, gli infortuni mortali restano una vergogna per la sesta o settima potenza industriale del mondo» ha commentato Speranza. Ad aumentare, invece, a livello nazionale e nel Varesotto, sono gli infortuni "in itinere", cioè gli incidenti subiti mentre si viaggia per lavoro, o vi si reca. L’aumento è stato impressionante tra il 2001 e il 2002 (fino a +40%!), mentre le cifre si sono stabilizzate nel 2003, merito forse della patente a punti.

Circa le categorie interessate dagli infortuni, il 40% di essi avviene nell’industria manifatturiera, il 10% nell’edilizia (con ben altro tasso di mortalità, come detto). Fenomeni recenti sono l’esplosione degli infortuni tra la manodopera extracomunitaria, per la quale sono stati approntati appositi manuali di sicurezza sul lavoro in varie lingue.

«Ma il problema che cresce di giorno in giorno è quello del lavoro interinale» ha detto Speranza. «Nessuno investe in sicurezza per lavoratori che oggi ci sono, dopodomani non più; nemmeno i lavoratori stessi sono incentivati ad informarsi e a raggiungere una vera professionalità. Bisogna far capire, a molti, che esistono diritti e doveri nel lavoro, non solo gli uni o solo gli altri. Il nostro motto è "infortuni zero": utopico, certo, ma la nostra lotta è per abbattere sempre più i rischi».

Le malattie professionali sono oggetto di profondi cambiamenti dal punto di vista legislativo e sociale. Nel 2001-2003 è esploso il fenomeno delle "malattie non tabellate", quelle non previste nelle apposite tabelle Inail: basti pensare al mobbing, per esempio. A questo proposito abbiamo chiesto a Speranza se vi siano "malattie nascoste" che l’Inail non registra. «Il problema è soprattutto a carico dei medici, che dovrebbero avere una cultura tale da identificare il disturbo di un paziente come derivante da cause di lavoro. I medici sono tenuti a denunciare all’Ispettorato al Lavoro tutte le malattie che sospettano avere origini professionali, ma troppo spesso non lo fanno». Si impone ora, per i medici, un’autentica professionalità medico-legale.

Al convegno Acli, aperto dal presidente provinciale Ruffino Selmi, sono intervenuti oltre a Speranza Mario Tavani, direttore della sezione di Medicina legale dell’Università dell’Insubria, Carlo Bracci, consulente legale del Patronato Acli, e Vittorio Glassier, responsabile del Servizio tutela salute e disabilità del Patronato Acli nazionale.

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Pubblicato il 11 Dicembre 2004
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