Obitorio del Galmarini, la soluzione è ancora lontana
L'azienda ospedaliera bustese ha inserito la realizzazione del nuovo obitorio nel programma di opere per il 2005, ma i lavori non sono ancora partiti
Piccolo, brutto, pericoloso. Tre aggettivi che calzano alla perfezione all’obitorio dell’Ospedale di Tradate, da anni in attesa di una soluzione che permetta di trasferire la camera mortuaria in una collocazione più funzionale per chi vi opera, più decorosa per i familiari dei defunti e soprattutto che elimini il problema della pericolosità della struttura, la cui uscita si affaccia sul punto più pericoloso di via 11 febbraio, in piena curva.
La buona notizia è che gli amministratori del Galmarini hanno inserito la realizzazione del nuovo obitorio nel programma di opere per il 2005. La brutta notizia è che ancora non si è partiti con la progettazione, anche a causa di una mancata comprensione tra vertici dell’ospedale e amministrazioni comunali della zona.
Secondo il direttore dell’azienda ospedaliera di Busto, Pietro Zoia, da cui dipende l’ospedale di Tradate, si attende di sapere se e quali comuni del bacino d’utenza sono interessati ad utilizzare la camera mortuaria del Galmarini, evitando così di doverne costruire una propria, come previsto dalla legge. «Aspettiamo una risposta da ottobre – dice Zoia – Senza sapere da quanti comuni dovrà essere utilizzato non possiamo decidere quanto dovrà essere grande il nuovo obitorio».
Una versione ribaltata dal sindaco di Tradate Stefano Candiani, che conferma che è vero che tutto è fermo dall’ottobre scorso, ma perché dall’ospedale non arrivano proposte in merito: «Come possiamo decidere qualcosa se non abbiamo nemmeno un minimo di studio preliminare su cui discutere?».
Un’evidente situazione si stallo da cui sarebbe bene uscire al più presto, come sottolinea in una lettera l’ex consigliere dei Ds Francesco Liparoti: «Il problema dell’obitorio non può attendere soprattutto per la sicurezza dei cittadini: ogni giorno parenti e amici dei defunti rischiano di raggiungere anzitempo i loro cari sulla curva di via 11 febbraio, per non parlare dell’altra entrata che è una gag da film comico, con una scala a chiocciola e degli assi di legno precari per far passare i carrelli». Un problema di cui si parla da 10 anni almeno, che tutti, almeno a parole, hanno la volontà di affrontare e risolvere, ma per il quale non si è ancora riusciti a mettere nero su bianco due righe di documento comune.
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