“Oggi mio figlio è morto di nuovo”
La disperazione della madre di Fabio Tollis dopo che la pubblica accusa ha chiesto pene ridotte per gli imputati
«Lasciatemi piangere, oggi mio figlio è morto di nuovo». Ha accolto in lacrime le richieste di pena della pubblica accusa la madre di Fabio Tollis, Elena. La richiesta di vent’anni di carcere per Andrea Volpe, sedici e mezzo per Pietro Guerrrieri e di soli due anni per Mario Maccione – che, minorenne all’epoca dei fatti, sarebbe stato il primo a colpire Fabio e Chiara quella notte del 18 genniao 1998 – è stata prevedibilmente giudicata insufficiente dai genitori di Fabio.
«Capii subito che a Fabio avevano fatto del male» ricorda la signora Tollis, «perchè il giorno dopo la sua scomparsa vidi mario Maccione con una mano bendata. Diceva di essersi ferito con un cacciavite, ma non gli credevo. Non mi erano mai piaciuti quei ragazzi che venivano a trovare Fabio a casa nostra, ma mio figlio diceva: Non giudicarli dai vestiti, dall’apparenza, sono ragazzi come tutti gli altri».
Michele Tollis (foto), padre di Fabio, è come sempre fermo e dignitoso nel suo dolore. «All’inizio non volevo neanche costituirmi parte civile, tanta era ed è la mia fiducia nella giustizia. È vero che c’è stata collaborazione da parte di Volpe, poi anche di Guerrieri, ma non dimentichiamo che hanno iniziato a confessare quando si sono visti ko, all’angolo. Chiederemo anche noi i danni morali e materiali, non sta a me quantificarli. Il risarcimento, certo, ci aiuterà dal punto di vista economico, ma resta il fatto che indietro non si torna, e tutto ild enaro del mondo non ci ridarà nostro figlio». Michele Tollis difende la memoria del figlio a spada tratta: «A sedici anni me l’hanno ammazzato» dice con gli occhi lucidi. «Fabio non era un ragazzo dis trada, uno sbandato, andava a scuola con profitto, faceva la terza all’istituto professionale grafici, aveva un talento da artista. Ed era un ottimo musicista, credetemi».
Alla domanda di prammatica posta da alcuni giornalisti circa la possibilità del perdono per gli assassini, il signor Tollis risponde: «Errare è umano, perdonare divino, e io non sono un dio».
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