Crisi del tessile, la Filtea-Cgil chiede interventi concreti
Convegno sindacale in mattinata a Castellanza: contestata l'assenza di azioni da parte del governo per combattere la crisi
Per il tessile l’orizzonte resta buio, eppure non mancano gli interventi che potrebbero perlomeno mitigare la crisi, se compiuti in modo organico e coerente. Lo sostiene la Filtea-Cgil, che questa mattina si è data appuntamento a Castellanza, presso la nuova Biblioteca Civica, per un convegno sul tema, anche in preparazione dello sciopero previsto per martedì 8 marzo.
A relazionare su quanto detto nell’incontro è il segretario provinciale Filtea-Cgil Antonio Ciraci. «Lo sciopero che abbiamo indetto per l’8 marzo non è rivolto contro le aziende in generale. È semmai rivolto da un lato contro quelle aziende che delocalizzano selvaggiamente, chiudendo stabilimento e lasciando a casa lavoratori qui per trasferirsi magari in Romania, dove il lavoro costa molto meno; e dall’altro contro un governo che non ha preso sul serio la gravità della situazione, e non appare intenzionato ad intervenire in modo concreto».
L’analisi del momento attuale e le soluzioni proposte dal sindacato dei tessili Cgil sono condivisi in buona misura anche dagli stessi imprenditori. La crisi è strutturale, ormai tutti lo risconoscono; per uscirne servono iniziative strategiche, non palliativi momentanei. «Come sindacato, il nostro interesse "qui ed ora" è di far estendere l’impiego della cassa integrazione anche alle aziende sotto i 15 dipendenti, che al momento non vi possono fare ricorso» osserva Ciraci. «Si tratta di politiche di sostegno all’occupazione e al reddito familiare, che possono alleviare situazioni altrimenti drammatiche. Serve anche una riqualificazione dei lavoratori, in particolare le donne, che una volta espulse dal ciclo produttivo del tessile hanno molta difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro». Quanto alle proposte più a lungo termine, per agire in modo sistematico contro la crisi e riequilibrare un mercato sconvolto dal boom cinese, la Filtea-Cgil chiede con forza di porre termine alle politiche di lassez-faire del governo. «Per rilanciare lo sviluppo occorrono interventi di sostegno, non "a pioggia" ma a beneficio delle aziende che si impegnano a non delocalizzare all’estero e a rinnovare le proprie produzioni, il cui punto forte dev’essere non più il costo del lavoro, su cui i cinesi ci strabattono, ma il valore aggiunto, la qualità, la tecnologia».
Ciraci non manca di segnalare le storture di un sedicente "libero mercato" in cui la Cina esporta senza dazi e senza etichettature, ma impone dazi ai prodotti che importa e li pretende etichettati. «Occorre reciprocità nelle regole commerciali. Noi siamo contro i dazi, a differenza di taluni (la Lega, ndr); vogliamo però che i prodotti esteri siano etichettati e tracciabili, in modo che il "made in China" non diventi un falso "made in Italy" come troppo spesso accade. E per ottenere ciò, e controllare che gli aiuti al tessile non divengano una mangiatoia per furbi, occorreranno controlli continui e scrupolosi».
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