Europa, una battaglia per i diritti
Un convegno questa mattina per trattare della costituzione europea e della condizione della donna nell’Ue, aspettando la grande manifestazione del 19 marzo contro la “direttiva Bolkestein"
Quanto contano i diritti dei più deboli nella nuova costituzione europea? Come si pongono le organizzazioni sindacali quando si parla di lavoro nell’area comunitaria? A questi e ad altri quesiti era rivolto il convegno tenutosi questa mattina a Villa Recalcati, sede della Provincia, per parlare di diritti e lavoro. In un otto marzo ricco di questioni aperte sul rapporto fra donne e lavoro, si è inserito il convegno che ha segnato il tutto esaurito nella sala consiliare. Ricca la scaletta degli interventi degli ospiti. Hanno parlato Franco Chittolina, esperto di diritto comunitario ed Enzo Bernardo, del dipartimento internazionale della Cgil. I temi trattati dai relatori hanno toccato il rapporto fra costituzione europea e diritti, lasciando spazio alla questione della disparità e della disuguaglianza. In particolare, il tema della donna e lavoro in Europa è stato trattato da Loredana Bonelli, segretaria regionale della Uil.
«Come coordinamento provinciale donne ho introdotto i motivi di questo incontro
– ha spiegato Ivana Brunato, segretaria provinciale della Cgil di Varese – . Si è trattato di un momento importante per parlare di tematiche quanto mai attuali, come la condizione femminile in Europa e i diritti dei lavoratori».
Le conclusioni del convegno, tratte dall’intervento di Gianluigi Restelli, della Cisl, hanno toccato l’iniziativa sindacale in programma pe ril prossimo 19 marzo a Bruxelles, per protestare contro la direttiva Bolkestein.
Il principio contenuto in questa direttiva – che prende il nome del Commissario Europeo per la Concorrenza e il Mercato Interno dell’ uscente commissione Prodi – prevede che venga applicata la disciplina di diritto del lavoro del paese di origine del lavoratore, a prescindere dal luogo in cui presta la sua opera. La proposta di Direttiva – approvata all’unanimità della Commissione Europea nello scorso 13 gennaio – è entrata in dirittura d’arrivo : il prossimo 11 novembre si terrà l’udienza al Parlamento Europeo della Commissione per la Concorrenza e il Mercato Interno; a fine novembre sarà sottoposta al vaglio del Consiglio dei Ministri Europei; da lì inizierà l’iter procedurale per giungere, probabilmente a marzo 2005, al voto finale del Parlamento Europeo.
Secondo il nuovo principio, un fornitore di servizi è sottoposto esclusivamente alla legge del paese in cui ha sede l’impresa, e non a quella del paese dove fornisce il servizio. Ad esempio: un’ impresa polacca che distacchi lavoratori polacchi in Francia o in Belgio, non dovrà più chiedere l’autorizzazione alle autorità francesi o belghe se ha già ottenuto l’autorizzazione delle autorità polacche, e a quei lavoratori si applicherà solo la legislazione polacca.
E’ evidente, in questo principio, la novità introdotta dall’allargamento dell’UE agli ex-paesi dell’Est: poiché entrano nell’ UE paesi le cui legislazioni fiscali, sociali e ambientali in questi quindici anni di "transizione" sono divenute quelle proprie dello "Stato minimo", si abbandona l’armonizzazione, avviandosi verso un pericoloso abbattimento degli istituti tipici del diritti del lavoro conquistati con importanti lotte sindacali per dare spazio al dumping sociale.
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