Il commercio equo approda in Consiglio comunale
La risoluzione proposta da Rifondazione Comunista in discussione nella seduta di giovedì 15; anche Comunità Giovanile inizia ad attivarsi in questo campo
Un’opera culturale con incontri pubblici e interventi nelle scuole, «per far capire a tutti (bambini in primis) che il
commercio equo è un punto di partenza importante sul concetto di eticità dei
commerci»; la promozione, nei
distributori automatici comunali e pubblici ma anche nei bandi pubblici per le mense, di cibi, merendine e bevande derivanti dal commercio equo e solidale, e infine la
diffusione di cibi provenienti da agricoltura biologica.
«La nostra proposta si lega all’idea di un mondo dove non
si faccia la guerra tra produttori e commercianti, dove non ci siano poche multinazionali potentissime che dominano l’economia e i media e sfruttano interi popoli»: così si esprime il capogruppo Antonello Corrado.
«Beninteso, nessuno di noi vuole finanziare il terrorismo, a scanso di equivoci» aggiunge Corado; infatti pare che sia in progetto da parte della maggioranza un emendamento in tal senso, volto a modificare la proposta nel senso di escludere ogni finanziamento che possa tornare a favore di movimenti e gruppi legati a organizzazioni definite "terroriste" (sotto accusa in particolare la Mecca Cola, che finanzia la causa palestinese; decisamente più sfumata la posizione del caffé prodotto dagli zapatisti messicani del Chiapas, difficilmente etichettabili come terroristi, ndr).
«Possiamo cambiare le cose anche operando solo nella
nostra piccola Busto, incentivando e illustrando ai nostri concittadini cosa è
il commercio equo e le sue finalità»: questo l’appello di Rifondazione ai colleghi del Consiglio comunale e ai cittadini. E in Consiglio, giovedì sera, non dovrebbe mancare neppure una rappresentanza di Comunità Giovanile, che a sua volta sta avviando proprio in questi giorni un programma di implementazione del commercio equo e solidale, parallelo a quello già praticato da anni da Migrando e Sir John.
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