Incendio alla sinagoga, la Svizzera alza la testa

Su tutti i quotidiani ticinesi la ferma condanna agli attentati contro la comunità ebraica

L’attentato alla sinagoga e al negozio di corso Pestalozzi è finito sulle prime pagine di tutti i quotidiani ticinesi. La cronaca dei fatti ma non solo: Il Giornale del Popolo, il Corriere del Ticino e La Regione Ticino hanno dedicato tre editoriali su un argomento che la Svizzera non è "abituata" a trattare.
Lo dice chiaramente Matteo Caratti su La Regione Ticino: il suo intervento s’intitola
Ieri solo altrove, oggi anche a Lugano.

«Da noi la violenza delle parole non è ( o non era?) mai diventata violenza vera. Altrove sì; inorridiva, ma era altrove, in un altro paese.
Che ora quel paese possa essere anche il nostro, e forse Lugano, ci rende oltre che inquieti, tristissimi. Vorremmo ancora poter dire: qui queste cose non capitano, qui è diverso, qui la gramigna nera non cresce, non ha radici. Forse saranno soltanto degli sbandati, senza disegni precisi, senza retroterra ideologico. La speranza, anche in questo caso, è l’ultima a morire».

Giancarlo Dillena, sul Corriere del Ticino, chiede Fermezza e solidarietà.

«Quanto successo l’altra notte è di una gravità estrema…. Perché lo fa colpendo una piccola comunità tanto fedele alle proprie tradizioni quanto pacifica e rispettosa della società che la circonda. Ma anche perché attraverso di essa è tutto il Paese che deve sentirsi attaccato e offeso. E che deve quindi rispondere con solidarietà e fermezza. Facendo sentire chiara e inequivocabile la propria dura condanna nei confronti di ogni rigurgito antisemita e testimoniando il proprio sostegno a coloro che ne sono bersaglio».

Il Giornale del Popolo, invece, dedica un’intera pagina interna agli attentati e l’editoriale di Moreno Bernasconi, Così brucia la libertà di tutta la nostra comunità,  punta il dito contro l’indifferenza che nasce dalla convinzione di vivere al riparo da ciò che avviene in altri Paesi: «Il passato ci insegna che è molto sottile la frontiera fra le scritte ostili sui muri, la discriminazione, lo scherno verso una comunità razziale o religiosa e lo scatenarsi dell’odio nei loro confronti. La violenza razziale o religiosa scatta quando gli autori si sentono in qualche modo protetti da un’ostilità diffusa oppure dall’indifferenza. È nostro compito contrastare sia la prima che la seconda. Con la fermezza che richiede la difesa dei capisaldi della nostra convivenza civile, ma anche con l’educazione al rispetto della persona, delle comunità e delle religioni».  

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Pubblicato il 15 Marzo 2005
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