Comunisti Italiani: «La Costituzione è stata tradita»

Appello alla mobilitazione contro lo snaturamento della Costituzione italiana

Riceviamo e pubblichiamo

Si sono cambiati oltre quaranta articoli della Costituzione. Si è stravolto l’intero impianto istituzionale della Repubblica. E tutto questo è avvenuto con votazioni a raffica, senza possibilità di un serio approfondimento, senza un reale confronto.

Si è infranto così il principio di eguaglianza, base di ogni convivenza democratica, si è cancellata l’universalità dei diritti (all’istruzione, alla salute, alla sicurezza) determinando uno sbrego immondo all’opera illuminata dei Padri della Repubblica. Si è spezzata l’unità nazionale, ignorando che le radici storiche della democrazia italiana risiedono nell’unità, appunto, raggiunta con il Risorgimento, contro borbonici, austriacanti, papalini; consolidata dalla sinistra con l’alleanza tra lavoratori del Nord e contadini meridionali; difesa durante la Resistenza da quanti non a caso si chiamavano "Garibaldini"; definita infine dalla Costituzione del 1948, una delle migliori del mondo.

Si è imposta una deriva autoritaria, oligarchica, anzi monarchica, se per monarchia si intende quello che essa significa: potere di uno solo, potere del "premier". Qui si sta scrivendo la pagina più nera della storia parlamentare italiana. Si sono traditi i principi fondanti la Costituzione nata dalla Resistenza, si è tradita la COSTITUZIONE.

E’ inammissibile spaccare l’Italia su di un progetto non condiviso da tutta l’opposizione e da parte della stessa maggioranza. Non si può svendere la Costituzione “per un pugno di parlamentari leghisti”: la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza non va cambiata, va applicata integralmente. Non è accettabile la proposta di dar vita ad un’assemblea costituente perché pericolosa; poiché azzera l’autorevolezza e la legittimazione di qualsiasi istituzione, a cominciare dal Parlamento, proprio quando bisogna rilanciarne il ruolo; perché distrae dalla più importante cosa che bisogna fare da ora in poi, e cioè salvare l’Italia e gli italiani dalla gravissima crisi economica causata dalla politica folle e suicida di questo governo di sanguisughe romane, padane, padano-svizzere e quantaltro che hanno come unico obiettivo fare i propri interessi e non certo quelli della gente comune, delle lavoratrici e dei lavoratori sempre più precarizzati, degli studenti e degli insegnanti, dei malati, dei pensionati.

Con le modifiche alla seconda parte della Costituzione imposte dal centro-destra sotto il ricatto della Lega-padrona si rompe l’impianto istituzionale che ha retto la Repubblica sinora, salta il sistema di garanzie e gran parte dei pesi e contrappesi che hanno assicurato la democrazia nel nostro paese. Queste modifiche incidono anche sulla prima parte della Costituzione, che resta solo formalmente inalterata. Gli attacchi alla Costituzione d’altra parte sono venuti con le scelte di politica internazionale in contrasto con l’articolo 11, con la legislazione ordinaria in materia di fisco contro il principio della capacità contributiva e della progressività, in materia di giustizia con le aggressioni all’indipendenza della Magistratura, in materia di lavoro, di ambiente ed ora con queste cosiddette riforme che rompono l’equilibrio armonico fra le diverse istituzioni dello Stato e la stessa unità nazionale. Il sistema delle garanzie, anziché essere adeguato all’intervenuto mutamento delle leggi elettorali- dal proporzionale al maggioritario- viene gravemente depotenziato. Vengono rafforzati i poteri del "Primo Ministro", ma indeboliti i contrappesi, gli istituti di garanzia rappresentati dalle prerogative del Capo dello Stato, dalla Corte Costituzionale, dalla Magistratura, dallo stesso Parlamento, ritenuto un intralcio.

Viene tolto al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere il Parlamento, che resta, di fatto, ostaggio nelle mani del Primo Ministro assoluto, alla sua mercé e sotto il ricatto dello scioglimento, ove non approvi i provvedimenti legislativi imposti. Al Presidente della Repubblica viene sottratto altresì il potere di autorizzare la presentazione dei disegni di legge governativi, che costituiva un ostacolo ai tentativi di debordare dai principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione. Con la devoluzione che dà alle regioni la legislazione esclusiva in materia di scuola e sanità, si frantuma il Servizio Sanitario Nazionale ed il sistema scolastico unitario. Si sancisce a livello costituzionale che il diritto alla istruzione ed alla salute è diversamente tutelato, dal momento che diverso è il livello di sviluppo delle regioni. Questo non ha nulla a che vedere con il regionalismo solidale e cooperativo che noi Comunisti Italiani vogliamo. Tutto ciò è in contrasto con i principi della universalità e della uguaglianza dei diritti sociali fondamentali e con quelli della unità e indivisibilità della Repubblica.

Si rompe così la coesione nazionale del Paese. Il Senato cosiddetto federale, al di la della improprietà del termine, non è più la Camera del "ripensamento", non è Senato di garanzia e vede il suo ruolo gravemente ridotto. Più coerente e valida invece la nostra proposta del monocameralismo che è stata respinta. La nuova composizione della Corte Costituzionale squilibra quella sintesi dei diversi apporti voluti dal Costituente. Con i 7 membri di nomina parlamentare su 15 viene accentuata la sua politicizzazione. Tutto questo fa sì che la Repubblica, la nostra democrazia, quella voluta dai padri costituenti, corra un serio e grave pericolo. Di qui l’allarme non solo di carattere costituzionale, ma anche sociale che noi Comunisti Italiani lanciamo, perché il referendum confermativo respinga lo snaturamento della Costituzione repubblicana. Le celebrazioni del 60° anniversario della Liberazione saranno il primo appuntamento per rinnovare unitariamente, senza nessuna distinzione, l’impegno dei cittadini italiani a difesa di quella bandiera di libertà, di uguaglianza e di giustizia che si chiama Costituzione.


Per la segreteria cittadina

Piero Osvaldo Bossi

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Pubblicato il 13 Aprile 2005
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