Il ricordo dei varesini

Sono sempre di più le esperienze dei lettori, giunte a Varesenews, legate a Papa Giovanni Paolo Secondo

Grazie Giovanni Paolo!
 Mi hai fatto sentire parte integrante di questo immenso universo e destinatario
di un disegno importante.
Mi hai insegnato a capire il mio valore di uomo.
Mi hai insegnato a non aver paura di nulla,nemmeno delle sofferenze indicibili.
DA te ho imparato che, delle volte, i piccoli gesti distruggono le barriere piu’ insormontabili.
GRAZIE ANCORA
Luca

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Due volte la mia strada ha incrociato quella di Carol Wojtyla.
Nei primi anni del suo pontificato, al grande raduno dei giovani a Monza, primo embrione delle GMG la’ da venire. Ricordo la strada a piedi per raggiungere la pista, la lunga attesa, il caldo, ma soprattutto la vicinanza degli altri giovani, lo scopo comune che ci univa e, finalmente, Lui, sulla papamobile (anche se allora non si chiamava cosi’) lungo la pista, il suo passaggio, il suo saluto che, come tutti, ho sempre pensato fosse rivolto direttamente a me.
Poi nel ’85 a Roma, da militare in libera uscita, quasi per caso, all’uscita da una basilica in Piazza del Popolo. Questa volta senza pompa magna, semplicemente una figura biancovestita in mezzo alla gente comune. Ed e’ cosi’ che mi piace ricordarlo, come uno di noi in mezzo a noi… solo piu’ grande … Giovanni Paolo Secondo "il Grande"!
Maurizio Lira

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Ho avuto il privilegio umano e professionale di svolgere, per conto della Televisione svizzera di lingua italiana, un’inchiesta tra i cattolici cubani alla vigilia della visita nell’isola caraibica di Giovanni Paolo II, il 21 gennaio 1998. Quel viaggio chiuse il lungo braccio di ferro tra la Chiesa cubana e il regime che ebbe il suo massimo critico nel primo decennio rivoluzionario quando vennero abolite le scuole confessionali, fu impedito l’accesso ai media, fu sbarrato l’ingresso ai missionari stranieri, si vietarono le manifestazioni religiose fuori dai luoghi di culto, si discriminarono pesantemente i cattolici negli studi e nelle professioni. Il volto illiberale e repressivo del castrismo condannò in pratica i cattolici a una sorta di ibernazione umana e culturale attenuatasi soltanto nella seconda metà degli anni novanta. Detto questo va anche sottolineato il fatto che, di fronte la marxismo vittorioso di Castro, la Chiesa cattolica cubana di impianto spagnolesco, quella dei tempi di Franco per intenderci, in molte sue componenti sciaguratamente appiattita sulla borghesia reazionaria prossima alla dittatura di Batista, non seppe rinnovarsi e scele l’esodo come unica alternativa alle asprezze del comunismo caraibico.Dopo tre decenni i due mondi che si guardavano con una diffidenza inesausta. Basti ricordare che soltanto il riavvicinamento diplomatico tra Santa Sede e regime, in corso da un paio d’anni, permise, dopo trent’anni, la riammissione concordata di missionari stranieri a Cuba. Nelle parrocchie dell’isola – ben 237 distribuite in otto diocesi – si respivara un clima di attesa vigile, di entusiasmo trattenuto. Ricordo in particolare l’incontro con un salesiano di Torino, parrocco della Chiesa del Carmen, una parrocchia del centro di Santa Clara, città simbolo della rivoluzione del ’58 dove, il 17 ottobre del ’98, avevano trovato definitiva sepoltura le spoglie di Ernesto Che Guevara. Padre Franco Assom era un testimone guardingo del nuovo corso che si stava aprendo tra Chiesa cattolica e regime. Mi accolse circondato da parrocchiani di collaudata militanza cattolica ma che, per anagrafe, riflettevano, differenti stagioni del cattolicesimo cubano. Tra loro c’era un professore cinquantenne di biochimica sportiva che, per il suo credo, aveva passato 26 mesi della sua vita nei campi di rieducazione. Sorrideva amaro e diceva che la visita del Papa apriva il cuore alla speranza dei cattolici e ditutti gli uomini di buona volontà. Aveva ragione.Nelle Messe e nelle differenti funzioni religiose che precedettero lo sbarco del Pontefice timori e scetticismi si sciolsero in un entusiasmo coloratissimo. Il grido "Juan Pablo segundo te espera todo el mundo" inondava i sagrati grandi e piccoli delle chiese isolane. Poi finalmente l’incontro all’aeroporto tra il leader maximo e un Papa già affaticato ma ancora vigoroso, la riaffermazione franca delle rispettive posizioni e infine, pur partendo da premesse opposte, la valutazione fortemente critica da parte di entrambi sull’evoluzione economico-sociale del mondo.
Come se tutte due condividessero le parole di Eduardo Galeano: «il capitalismo per l’America Latina non è un sogno ma un incubo».

Cesare Chiericati

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Chi ha avuto la fortuna di incontrare Giovanni Paolo II, non lo dimenticherà mai. A me è capitato due volte di incontrarlo, sufficienti a cambiarmi la vita. C’ero quando venne in visita ad Agrigento nel 1993. Di quella visita mi rimane dentro una grande emozione scaturita dal carisma che la figura bianca del Papa, di questo grande Papa che purtroppo ci ha lasciati, ha saputo infondere. La stessa emozione che provai nel 1982 quando da giovane cronista mi recai nelle zone del Belice per scrivere un pezzo sulla visita del Papa ai terremotati. Come si può scordare una figura cosi meravigliosa di uomo? Davanti alle immagini della salma del nostro amatissimo Santo Padre, non posso non pensare al direttore di un giornale sportivo che si è risentito per la decisione del Coni di fermare il campinato di calcio, decisione che secondo il direttore del quotidiano sportivo non ha avuto rispetto dello Stato laicale. Confesso di essermi vergognato sul momento di far parte della carta stampata. Poi mi sono rasserenato convinto che sulla esternazione di quel direttore il Santo Padre probabilmente ci avrebbe scherzato sopra.Santità continua a guardare con affetto i nostri figli perchè possano, crescendo, portarsi dentro i valori che hai insegnato. Proteggili e proteggi tutti quanti noi.
Eugenio  da Agrigento

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COSI’ SIA

L’Italia è in lutto e piange la perdita di un padre, ha fatto tenerezza sentirlo dire dal “nonno Ciampi”, che in un intreccio di sentimenti e commozione ha espresso lo stato d’animo di quanti, con apprensione e col cuore colmo di tristezza, attendevano la fine dell’agonia di Giovanni Paolo II. Magistrale l’omaggio del Presidente al Pontefice che ha segnato la storia, ha comunicato speranza e che ha scolpito le coscienze con i valori che danno senso e dignità alla vita delle persone e della società umana. Una guida spirituale che ci lascia alla vigilia di quel Giorno della Misericordia da Lui fortemente voluto, tanto da stravolgere il tradizionale calendario liturgico. Ed è con la forza di quella misericordia, l’amore che arriva a perdonare, che questo Papa ha chiesto perdono per gli errori della Chiesa; umiliandosi per gli orrori della Shoa, inchinandosi alle teorie di Galileo, avvicinandosi con rispetto a quel Muro a Gerusalemme, che tante lacrime raccoglie e tante speranze accoglie nelle sue antiche intercapedini. Fautore di una contenuta rivoluzione, ha lottato contro ogni totalitarismo, ha contribuito al trionfo di Solidarnosc e alla caduta dell’altro Muro a Berlino, mandando in frantumi l’impero sovietico e diventando il più ostinato difensore della pace contro ogni tipo di guerra, preventiva o risolutiva e da qualunque forza fosse promossa. Un Ben Hur alle prese con un tiro di cavalli incontenibili, che è riuscito nell’impresa di rappresentare al tempo stesso la lotta contro il comunismo e la critica incessante al capitalismo, la tradizione e l’innovazione nella Chiesa, il centralismo della curia e l’apertura conciliare, la mano tesa agli ebrei “fratelli maggiori” e il dialogo con lo sconfinato mondo musulmano. Fedele al sigillo petrino delle chiavi incrociate, ha indicato all’uomo la salvezza in Cristo (la chiave d’oro) e testimoniato fino alla fine la venuta di Cristo per l’uomo (la chiave d’argento). Non disdegnando a volte l’uso della spada paolina nei suoi ammonimenti etici e morali. Oggi è un continuo incrociarsi di fiumi di fedeli per l’estremo saluto oltre Tevere. Per anni, guardando il fiume, Papa Wojtyla si è a lungo interrogato sul fascino della sorgente. Ieri, il fiume Karol è entrato finalmente nel mare, nell’oceano divino e “celeste”, è stato il commento poetico e commosso del Card. Ersilio Tonini. Ora, è tempo di lasciare spazio alle lacrime e al silenzio della nostalgia. Per poi raccogliere con forza l’esortazione a “non aver paura” e “a varcare la soglia” per continuare quel cammino lungo la strada così lucidamente indicata da questo indimenticabile Papa. Già denominato: il Grande.

Antonio V. Gelormini 

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siamo tutti tristi e addolorati per la scomparsa di 
PAPA GIOVANNI PAOLO II 

credenti o non credenti crediamo che tutti noi abbiamo avuto almeno un motivo di ammirazione per quest’ Uomo.
Lo accompagniamo con la Preghiera e con il Ricordo.
Una grande figura di Padre
La Miniera di Giove
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"Non siate tristi. Crediate sempre nella pace, nella concordia e nel perdono. Diffondete questi messaggi ed il domani sarà migliore per tutti. Se avrò sbagliato allora mi corriggerete…". Vorrà perdonarmi Giovanni Paolo II se ho provato ad interprestare i suoi pensieri. Soltanto credo che forse quelli da me virgolettati potrebbero essere davvero simili ai suoi. Ovvero a quelli di un uomo di fede autenticamente rivoluzionario che con la sua testimonianza ha risvegliato il mondo richiamandolo al rispetto di tanti doveri dimenticati. E’ stato infatti questo sentirmi preso dalla sua serena e rigenerante forte presenza ovunque, segno del suo passaggio alla casa di Dio, che mi ha catturato ieri sera, all’annuncio della sua morte. Giovanni Paolo II per me e molti della mia generazione ha rappresentato il Papa dell’adolescenza, e della prima maturità in un momento di grandi cambiamenti nel mondo di cui lui, più che tutti, è stato artefice e protagonista. Ed è per questo che io oggi che lui non c’è più non mi sento triste. Perchè so che oggi lui, ed il suo pensiero, sono appunto ovunque, così come la riaffermazione di valori ormai quasi perduti di cui il Santo Padre defunto è stato sommo profeta e comunicatore. Sorridiamo quindi al futuro perchè grazie a Giovanni Paolo II, un uomo elevatosi assai oltre la stessa grandezza del suo ruolo evangelico, esso sarà comunque migliore. E non solo per i Cattolici ed i Cristiani. Per tutta l’umanità. Un abbraccio Karol ed un grazie celeste per quanto hai fatto ed ancora farai per tutti noi.
Massimo Gnocchi
Gallarate

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Ciao, Santo Padre, ora riposati davvero.
Scusaci se non riusciamo ad essere sereni come ci hai insegnato, se ora non riusciamo a "non avere paura".
Perdonaci per questo.
Ora riusciamo solo ad essere tristi. Forse piu’ avanti capiremo.
Ho rivisto il filamto del giubileo dei giovani a Roma. Non ti sei fatto vedere, ci hai provato, ma una lacrima ti è scesa, mentre in tutte le lingue del mondo milioni di persone cantavano: "ti vogliamo bene, noi ti amiamo".
So che hai tenuto nel cuore questo messaggio fine alla fine. E’ l’unica cnsolazione che abbiamo.
Ciao, Giovanni Paolo, e grazie.
Gianni – Induno Olona

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Il suo calvario l’ha compiuto sulla terra , ieri è morto ma è già risorto e il suo posto e vicino al Signore perché nessuno più di Lui l’ha meritato.
Il primo miracolo per me l’ha compiuto da ieri ho ripreso in mano la corona del Santo Rosario è ho ritrovato la fede che da qualche mese vacillava in me …oggi sono ritornata in chiesa ed l’ho pregato perché mi aiuti a superare questo momento di profonda crisi.Non mi mancherà perché ora lo sento più vicino…
Francesca

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Caro papa, ho scelto 9 anni fa’ di sposarmi nel giorno della tua nascita perchè con i tuoi gesti e le tue parole mi hai trasmesso la fede nella famiglia,la speranza che nel domani dei miei bambini ci sarà sempre un padre amorevole disposto a regalare loro una carezza….un gesto di pace e di giustizia.Alla tua scomparsa mi sono sentita vacillare,ma sono consapevole che ovunque tu sarai sentiremo sempre il tuo caldo abbraccio.Prega per noi.
 Catalano Stefania  ARCISATE

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Anche i Democratici di Sinistra di Luino piangono per la scomparsa del Papa Giovanni Paolo II, uomo di pace e di fede. Un protagonista che ha sempre difeso la dignità e i diritti dei più deboli.
E lo ricordano con le parole che disse a milioni di giovani a Tor Vergata, Roma, il 20 Agosto 2000, presenti anche molti giovani luinesi."Cari amici siete venuti qui per affermare che non accetterete di essere strumento di violenza e distruzione, che difenderete la pace pagando, se necessario, di persona. Voi non vi rassegnerete ad un mondo nel quale altri muoiono di fame, restano analfabeti o non trovano lavoro
per i D.S. di Luino
Giovanni Petrotta

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Due incontri di incontro con il Santo Padre.
Il primo al Giubileo degli Artigiani nel 2000  un ricordo particolare con il Santo Padre che, al termine della Messa, passa tra la folla a bordo dell’auto scoperta e senza protezione, la cosa provoca un certo stupore, poi ci verrà spiegato il perché.
Lo serbo nell’animo, non lo dico, ma fu un immenso segno di stima nei nostri confronti da Lui voluto.
Il secondo domenica scorsa, Pasqua, ho ancora negli occhi il gesto di "rabbia" del Santo Padre che allontana il microfono quando dalle sue labbra non esce che un timido, flebile suono roco.
Per la piazza è stato un tripudio, ci eravamo capiti.
Arrivederci Santità
Giorgio Merletti

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 A Te, Signore Gesù Cristo, unico Pastore della Chiesa, offro i frutti di questi anni di ministero al servizio del popolo che mi hai affidato"(mail firmata: Malnatz)

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Il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Attilio Fontana ha voluto esprimere cordoglio "anche a nome del parlamento lombardo" per la scomparsa del pontefice Giovanni Paolo II "che ha saputo affrontare gli ultimi giorni con la stessa forza e serenità che ha sempre dimostrato in questi anni di grande sofferenza".
"Karol Woityla – ha aggiunto il Presidente Fontana – è stato un uomo di grande coraggio che fino all’ultimo è rimasto lucido, decidendo di affidarsi sempre con la massima fiducia e serenità alla preghiera e alla volontà di Dio. E’ stato un uomo dal carisma eccezionale e da una forza comunicativa non indifferente, un grande Papa che passerà alla storia non solo per come ha affrontato il suo pontificato, difendendo e promovendo la tradizione cattolica, ma anche per come ha sofferto e sopportato con serenità e pace la sofferenza delle ultime ore. A lui, punto di riferimento per i fedeli di tutto il mondo ma anche per i laici che gli riconoscevano la capacità di affermare il valore della vita umana oltre che i valori della pace, della libertà, della democrazia, va la riconoscenza della gente di Lombardia".
Attilio Fontana
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Siamo orfani: Giovanni Paolo II , l’uomo venuto da lontano, ci ha lasciato.
E’ forte il ricordo :conserveremo nel cuore la sua voce, le sue parole e i suoi insegnamenti.
Il pensiero va alle Giornate Mondiali della Gioventù, a quell’appello di Tor Vergata a Roma  rivolto ai giovani.
Agli inviti  a noi  che con le sue parole siamo cresciuti e diventati adulti.
L’impegno assunto, davanti a Lui, da noi giovani allora- oggi trentenni-quarantenni-  di una forte  presenza nel sociale, nella politica e nella vita di tutti giorni per gli altri : il cammino che continueremo.
Questa sua  speranza, riposta nei giovani, per creare una società diversa.
 Un grande dolore e una grande gratitudine per questo nostro Padre, che  ha mostrato sempre fino all’ultimo il valore della vita.
Ci piace pensare che Giovanni Paolo II è nelle mani di Dio.
E’ giunto nella Casa del Padre.
Alleluja.
Ciao Karol ! e grazie…….
Paolo Roberti
Presidente della Margherita di Legnano
 
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Io e altri 2 milioni di giovani eravamo a Roma nel 2000! Ricordo la sua gioia e la nostra emozione nel vederci presenti…Noi "Sentinelle del mattino!"…Ricordo la sua voglia di essere in mezzo a noi quando con la sua "papamobile" attraversò tutta la distesa di ragazzi a Tor Vergata…Ricordo la nostra fatica di giorni sotto il sole, il suo sorriso e il suo saluto che premiava ogni sforzo…Ricordo la speranza che ha riposto in ognuno di noi e che non deluderemo mai…costruendo un mondo più giovane e più giusto…Senza avere paura!"Chi sta con i giovani…rimarrà sempre giovane!!!"
Cristina (Varese)

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Nell’udienza privata concessa alla Robur et Fides, John Mondello ed io, abbiamo presentato al Papa il dono della Robur et Fides (un bassorilievo raffigurante il Sacro Monte di Floriano Bodini); il momento in cui inginocchiato davanti al Papa mentre Mons.Macchi ci presentava al Santo Padre è stato uno dei più commoventi ed emozionanti della mia vita perchè mi sono sentito vicino ad un Uomo veramente straordinario.
Claudio Corti

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Ciao Papa,
avevo pochi anni quando ti vidi dal vivo per la prima ed unica volta a Varese..Oggi ne ho quasi 27,e l’immagine Tua che percorri Viale Aguggiari (e tante altre viste solo tramite televisione) mi è ancora nella mente..e mai si cancellerà!
Ti voglio bene
Stefano, Malnate (VA)

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Ciao sono Gianni,
ho 35 anni, abito a Bisuschio. Ti sarò sempre vicino dentro nel mio cuore  nelle preghiere e nella vita quotidiana,
ti dico soprattutto grazie, a noi giovani sei stato sempre vicino.
Gianni
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Mi riconosco in quelli che dicono che è come perdere un parente… la tristezza e il dolore sono quelli. mi viene da dire "è il mio Papa", avevo 10 anni quando ha iniziato il pontificato, ha accompagnato tutta la mia vita fino a qui, negli anni della crescita, del cambiamento, della maternità, è stato un un grande punto di riferimento, uno dei pochi incrollabili. Tra i tanti ricordi e le immagini, per me due in particolare… indimenticabili per l’emozione: quando personalmente a 16 anni sono riuscita a stringergli la mano in sala Nervi a Roma, tra una folla sorridente, di fronte a un gruppo di polacchi commossi  … e quando al famoso concerto Bob Dylan è salito e si inchinato di fronte  a lui. 
Silvia Sartorio
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Siamo stati ricevuti in udienza privata, come Robur et Fides e insieme agli oratori varesini, il 31 agosto del 2003 a Castel Gandolfo: il Papa ha incontrato i 500 varesini accorsi e ha ricevuto una sessantina di noi, compresi  il sindaco e il vicesindaco. E’ stata davvero una giornata indimenticabile e il ricordo che porto con me è veramente toccante: allora il Papa era già un po’ malato, ma si era dimostrato molto in forma e vivace. Tant’è vero che quando ha cantato il Coro dei Sette Laghi, che era con noi, nell’uscire si era fermato e per un attimo con il suo bastone aveva finto di fare il direttore d’orchestra.
Cesare Corti

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Lo strazio per la morte del Papa, di un uomo grande e di fede immensa imporrebbe il silenzio.
Solo il silenzio infatti può esprimere il dolore di fronte allo spegnersi lento ma sereno di un uomo che ha saputo cambiare le sorti del mondo aggrappandosi alla Croce.
Sono giorni tristi per tutti, credenti e non credenti, accumunati dal rispetto per Carol Wojtyla che ci lascia per raggiungere, come la sua fede gli dice, le braccia di Cristo.
Grande uomo questo papa polacco che fino all’ultimo non ha abbandonato la sua missione e il suo popolo; ha visitato terre straniere, ha incontrato uomini di fede diversa, ha predicato la pace ovunque, ha saputo chiedere perdono per i peccati commessi della  Chiesa nel corso dei secoli, si è inginocchiato a Gerusalemme e ha baciato il suolo di tanti Paesi con l’umiltà che solo i più grandi fra i grandi possono permettersi.
La sofferenza del Papa, più volte colpito nel corpo, ma mai piegato deve infonderci speranza, il suo doloroso ma sereno e fiducioso trapasso deve darci coraggio e non solo sgomento.
Wojtyla ci insegna che davvero la morte può essere resurrezione in un messaggio che non distingue fra credenti e non credenti, che tutti siamo chiamati a recepire ed è l’ultimo regalo dal Papa venuto da lontano; oggi la morte ci fa meno paura.

Roberta Lattuada

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La commozione di Reggio Emilia e la visita nel 1988, la storia di un grande pontefice. L’uomo che ha cambiato il mondo,con un lenta agonia, ciao Papa Karol Wojtyla.  
Lara (Reggio Emilia)

Non basterebbe una pagina per ricordare il Papa, ma chi ha avuto la fortuna di incontrare Giovanni Paolo II, non lo dimenticherà mai! In particolare io lo ricordo quando venne in pellegrinaggio a Varese al Sacro Monte il 2 Novembre 1984. Sono passati ormai 21 anni ma mi sembrava ieri, lo vidi a 2 passi, gli strinsi la mano, un’emozione nell’emozione mai vissuta…e ricordo come alla fine della Cerimonia partimmo dalle cappelle del Sacro Monte fino alla stazione FF.SS. tutti a piedi! Ma era stata un’emozione grandissima…..senza alcuna stanchezza con la forza della Fede!
…….Aprite le porte a Cristo, lasciate entrare la vostra fede…ora è Cristo che ha aperto le porte a Lui…..
…Un grazie di esserci stato per aver fatto crescere in noi la Fede!
Grazie Karol Woityla, che anche nella lunga dolorosa malattia, sofferenza e agonia hai saputo imprimere all’umanità un segno indelebile!
Grazie e ti ricorderò nelle preghiere!
Alessandro di  Cardano al Campo

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Pubblicato il 02 Aprile 2005
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