Le scelte dell’Udc commentate da Carlo Giovanardi

Punto di partenza è stata la presa di coscienza della flessione della Casa delle Libertà

L’Udc, il Governo e il rilancio della Casa delle Libertà in vista delle prossime elezioni politiche: questi i temi più attuali affrontati nel convegno organizzato presso Villa Tovaglieri dalla sezione di Busto Arsizio. A dar lustro all’evento, la presenza dell’uscente ministro dei Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi; del capogruppo alla Camera dei Deputati, Luca Volontè e del senatore Graziano Maffioli. La discussione, con l’apporto dei delegati locali, ha tratteggiato un quadro generale sulle strategie di partito, sulle condizioni per un Berlusconi-bis e per un pronto rilancio dopo la sconfitta alle regionali di inizio mese.

Punto di partenza è stata la presa di coscienza della flessione della Casa delle Libertà, proprio ieri anche la Basilicata è passata al centro sinistra, e della necessità di garantire governabilità al Paese. Governabilità che aveva spinto Giovanardi a votare, in disaccordo con i suoi colleghi di partito, contro le dimissioni dei ministri Udc: "Non certo perché sono ministro, ma perché vedevo e vedo tutte le difficoltà e i pericoli di una crisi dagli esiti incerti". "Oggi l’opposizione è uno schieramento composito: da Bertinotti, a Prodi, da Cossutta ai Verdi. Per difendere il voto del 2001 è necessaria dunque una coalizione di governo forte e non sfilacciata, con un programma compatibile per tutti gli alleati. Il sistema elettorale uninominale, in questo senso, richiede alleanze stabili e forti per poter imporsi alle urne e continuare a governare".

Interrogato sulle ragioni della scelta dell’Udc, l’uscente ministro ha ribadito la necessità di salvaguardare, oltre alla coalizione che governa il Paese, anche l’identità di partito: "Siamo ormai risorti dalle ceneri del 1994. Una solida organizzazione interna e i momenti di aggregazione con la base del partito stanno rafforzando il nostro movimento e stanno riportando in prima linea i nostri obiettivi e ciò in cui crediamo. Oggi non possiamo dimenticare i nostri valori di sempre che vanno dalla famiglia alla solidarietà, dall’immigrazione all’autonomia locale senza creare caos di competenze tra Stato e Regioni".

Un accordo sembrava esser stato raggiunto in serata: "A Palazzo Chigi si era giunti a un patto che prevedeva le dimissioni del Presidente del Consiglio e un pronto Berlusconi-bis. Questo non si è effettivamente realizzato: ci aspetta una settimana di intenso lavoro".

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Pubblicato il 19 Aprile 2005
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