Per competere a livello internazionale bisogna sapere le lingue

Strumenti per rispondere alle sollecitazioni dei nuovi mercati. Le soluzioni per il Canton Ticino




Come può il Canton Ticino competere a livello globale con le nuove economie e con i Paesi che si affacciano con grandi velleità al balcone di questo mondo iper globalizzato? Questa e tante altre le domande poste dal convegno “Competere in contesti internazionali: quali competenze?”, organizzato da Supsi (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) nell’ambito del Lugano Comunication Forum.

La prima cosa che è emersa, grazie alla ricerca di Germana D’Alessio e Edmondo Rinaldini, ricercatori del Supsi, è che senza la conoscenza delle lingue è impossibile confrontarsi, non solo con l’esterno, ma anche con le stesse aziende cantonali. La richiesta della maggior parte degli esercizi commerciali interrogati, circa un terzo dei 600 selezionati, richiede infatti capacità linguistiche che non si limitano alla sola “lingua franca” inglese, ma anche a francese e tedesco. Più si sale di livello, più competenze linguistiche sono richieste e più specifiche: si aggiunge infatti alla conoscenza della lingua anche l’aspetto tecnico e relazionale, fondamentale in un rapporto commerciale.

Su questo tasto hanno battuto molto Mauro Martinoni e Eddo Rigotti, il primo del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e il secondo dell’Università della Svizzera Italiana: le lingue e la loro conoscenza sono fondamentali nei rapporti commerciali in un mondo che non è più quello fermo come quello delle nostre nonne. Addirittura Rigotti ha esaltato la funzione del plurilinguismo come chiave per aprire porte anche a livello economico: «Le lingue – ha spiegato – hanno un valore economico. Bisogna che le scuole insegnino a valorizzare le differenze e ad insegnare a confrontarsi in un ottica interculturale, nella quale la conoscenza linguistica è fondamentale».

L’incontro, moderato con pacatezza e ottimo rispetto dei tempi da Lino Terlizzi, della Rtsi, è proseguito con la presentazione di due esperienze ticinesi di aziende: la Boss Lab presentata da Eros Fregonas e la Smartec, di cui è socio fondatore Daniele Inaudi. Fregonas ha sottolineato l’importanza di aprirsi ai nuovi mercati, in particolare quello indiani e cinese, veri giacimenti di risorse umane e tecnologiche, che stanno soppiantando il tradizionale modo di pensare le aziende nel Canton Ticino. Inaudi ha invece presentato l’esempio dell’’azienda per la quale lavora, che esporta in tutto il mondo tecnologie all’avanguardia e che si avvale di 15 dipendenti: questa società punta sul rapporto diretto con il cliente, per cui anche in questo caso è stato esaltato il ruolo della conoscenza linguistica, tecnica e relazionale.

Infine, dopo una breve ma intensa tavola rotonda alla quale hanno preso parte Monica Duca Widmer e Giambattista Ravano, entrambi del Supsi e che ha avuto come argomento portante il ruolo che si deve dare l’Università cantonale in rapporto con le aziende, ha chiuso i lavori Mauro Dell’Ambrogio, anch’egli del Supsi: «Abbiamo tentato di trovare una soluzione, ma i problemi restano aperti: occorre tentare di competere come Regione o come individui, e quindi formare studenti pronti ad andare all’estero per formarsi o tenerli qui per tentare uno sviluppo locale? Penso si debba lavorare in entrambe le direzioni. Nel mondo ci sono migliaia di realtà simili alla nostra, e per tutti la domanda è: Quali competenze per competere? Ognuno dia le sue risposte, noi dobbiamo innanzitutto imparare che le diversità sono importanti e sono dei valori, non dei limiti».  

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Pubblicato il 27 Aprile 2005
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