Volontariato e solidarietà: temi interessanti «ma ne parliamo ancora troppo poco»
Per molti studenti si è trattato del primo incontro con il mondo del volontariato. Un assaggio timido ma importante
Come hanno reagito gli alunni alla "giornata della solidarietà" promossa dallo Sportello provinciale del volontariato?
Girando per Itis e Ipsia, negli spazi dedicati alle numerose associazioni che operano sul territorio varesino, si incontrano ragazzi e ragazze che seguono incontri, ascoltano esperienze e fanno domande. La prima impressione è che siano timorosi, che abbiano problemi nel relazionarsi con persone sconosciute, che parlano di cose sconosciute. Questo è il problema maggiore che sentono i giovani: «Non abbiamo mai affrontato questi argomenti» è la frase che molti ci hanno detto. Gli stessi professori denunciano la mancanza di spazi per parlare ai ragazzi di associazionismo e volontariato, e forse servirebbe anche a loro frequentare corsi di formazione per poter presentare ai propri alunni un aspetto della vita sociale fondamentale.
L’esperienza di questa giornata della solidarietà è stata «interessante» per molti giovani alunni di Itis e Ipsia, come ad esempio afferma Mattia: «Bella iniziativa, sono cose di cui non si parla mai. Non mi ha colpito un’associazione in particolare, ma magari in futuro mi darò da fare in prima persona».
Chi si sta già «dando da fare» è Giulio, giovane alunno al quarto anno, impegnato nel volontariato: «Sono da anni donatore di sangue e aiuto un’associazione di disabili a Malnate. Mi sono avvicinato al volontariato grazie a mio padre, adesso vado avanti con le mie gambe: penso che sia un’esperienza importante per tutti». Giulio è stato premiato dalla responsabile dello Sportello con un attestato di merito, insieme a Francesco Tiso, ex alunno e amico di Fabio, ragazzo morto di leucemia qualche anno fa.
Giulio e Francesco sono però purtroppo un’eccezione: pochi fanno volontariato, pochissimi sono interessati a conoscere cosa fanno Mani Tese o Legambiente, ancora meno sanno cosa sono.
La sensazione è che manchino le basi, manchi l’educazione alla partecipazione sociale: i genitori sono i primi responsabili, ma anche la scuola ha delle colpe indiscutibili. Giornate come quella di oggi sono importanti, danno ai ragazzi informazioni e li "costringono" ad entrare in rapporto con un mondo con il quale non hanno rapporti. Andrebbero fatte più spesso, e soprattutto andrebbero pensate in un progetto più ampio di educazione per gli alunni e per gli stessi insegnanti. La speranza è che in futuro non sia più necessario fare settimane o giornate della solidarietà, perché vorrebbe dire che l’associazionismo e la solidarietà sono parte integrante del pensare della maggior parte della popolazione. Per ora è solo una speranza.
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