Accoltellò per una precedenza, si consegna alla polizia

È finita dopo due settimane la latitanza di Gianmario Lini, 54 anni: si era rifugiato a lungo nei pressi di Napoli

Si è conclusa oggi, dopo due settimane e mezza, la latitanza di Gianmario Lini, l’imprenditore tessile di Solbiate Olona, nato a Palosco (BG) 54 anni fa, che lo scorso 16 aprile, al culmine di una lite per motivi di precedenza, accoltellò alla gola un operaio 44enne di Legnano sotto gli occhi atterriti della moglie della vittima, della propria compagna e del figlio minorenne di quest’ultima. Questa mattina Lini si è presentato spontaneamente, accompagnato dal suo legale, per farsi ascoltare dal pm Giovanni Polizzi, ed è stato successivamente tradotto nel carcere di Busto Arsizio in stato di fermo.

Lini era stato già identificato dagli inquirenti ad appena tre giorni dal fatto, incrociando la parte di targa della sua macchina ricordata dai testimoni e quanto riferito da questi ultimi e dalla vittima; una perquisizione presso il suo domicilio aveva condotto al ritrovamento di coltelli, sfollagente e di una maglietta bianca sporca di sangue, quella utilizzata durante l’aggressione. «Un sentito ringraziamento a quanti hanno assistito alla scena e ci hanno subito aiutato, mostrando grande spirito civico: non è cosa comune ricevere tanta collaborazione» ha detto il primo dirigente di Polizia del Commissariato di Busto Arsizio, Francesco Scalise. Durante l’interrogatorio, Lini ha ricostruito la propria versione dei fatti, asserendo di essere stato provocato e minacciato dalla vittima con una bottiglia (piena, l’uomo tornava dal supermercato con la moglie, ndr).

Gianmario Lini era già noto alle forze dell’ordine: a suo carico c’erano un lontano precedente per rissa aggravata e un procedimento tuttora in corso, in appello, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’accusa contro di lui, come ha ribadito il pm Polizzi, resta di tentato omicidio, in quanto la vittima si è salvata (con quaranta giorni di prognosi) esclusivamente per un movimento istintivo grazie al quale la lama dell’aggressore non ha reciso le parti vitali alle quali era diretto il colpo. «Inoltre, va detto che riuscire a sfuggire per due settimane alle ricerche delle forze dell’ordine è indice di un certo spessore criminale» ha osservato il magistrato. Lini si era infatti rifugiato non lontano da Napoli, presso parenti e conoscenti della compagna.

Per la cronaca, era stata infatti la vittima a non rispettare la precedenza, innescando una brusca frenata e il successivo litigio, fino al sanguinoso epilogo.

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Pubblicato il 02 Maggio 2005
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