Duplice omicidio, fermato il fratello maggiore
Le vittime, due fratelli di 13 e 24 anni, sono stati uccisi con un fucile calibro 12
Gianni e Antonio Restivo, rispettivamente di 24 e di 13 anni, non hanno avuto scampo. Quando erano ancora nel loro letto, sono stati freddati con due colpi alla testa ciascuno, sparati con un fucile di proprietà del padre Luigi. Ricercato e poi fermato dai carabinieri di Varese il fratello maggiore Gaetano, di 28 anni, che ora dovrà rispondere dell’accusa di duplice omicidio.
Questa terribile tragedia famigliare si è consumata nella giornata di mercoledì 4 maggio a Viggiù, tranquilla cittadina a pochi chilometri dal confine svizzero. Al momento del delitto i genitori dei ragazzi erano fuori casa per lavoro: Rosa, la madre, è infermiera in un ospedale di Mendrisio, Luigi, il padre, ex finanziere, era in visita presso parenti in Sicilia e sta tornando in queste ore in aereo a Malpensa.
Al diffondersi della notizia via Castagna, dove abitavano i Restivo, è diventata subito un brulicare di carabinieri, autorità comunali e forze dell’ordine, aiutati anche dai vigili urbani del luogo a deviare il traffico e a transennare l’area. Con il passare delle ore la tragica verità prendeva corpo e le prime indagini sul delitto, affidate ai carabinieri del comando provinciale di Varese e coordinate dal pm Rossella Ferrazzi della Procura della Repubblica, portavano sulle tracce del fratello maggiore Gaetano.
Da una prima ricostruzione dei carabinieri di Varese, il duplice delitto in famiglia si è consumato nelle prime ore di mercoledì mattina, probabilmente fra le 5 e le 6, anche se i due corpi senza vita sono stati trovati solo intorno alle 18.30 dalla fidanzata di Gianni, insospettita dal fatto che il suo fidanzato da molte ore non rispondeva al cellulare. A quel punto la ragazza è andata nella casa di via Castagna, dove ha trovato i cadaveri dei due ragazzi riversi nel letto. Sconvolta, ha chiesto aiuto al barbiere che abita al piano superiore, che a sua volta non ha avuto la forza di entrare. Allora i due si sono rivolti ad un commerciante che ha una enoteca quasi attaccata alla casa dei Restivo e insieme hanno allertato i soccorsi e le forze dell’ordine.
Quando alle 17,30, la madre dei ragazzi è rientrata dal suo turno lavorativo in ospedale, Gaetano Restivo con una scusa l’avrebbe accompagnata dalla nonna. Il presunto omicida sarebbe quindi rimasto in casa oltre 12 ore dopo aver compiuto la strage, prima di dileguarsi alla guida della Mercedes nera del padre. La macchina veniva ritrovata dai carabinieri alle 22 e 45 a Colmegna sul Lago Maggiore, nella zona delle gallerie. Qui vigili del fuoco e carabinieri dopo intense ricerche, condotte con l’ausilio di sommozzatori, individuavano anche Gaetano Restivo, che, issatosi su una roccia a strapiombo sul lago, e in evidente stato confusionale, minacciava di buttarsi nelle buie acque del Verbano. Catturato dai carabinieri l’uomo, dopo essere stato medicato ad un braccio, veniva prima portato in barca a Maccagno e poi al comando provinciale di Varese, dove si trova tuttora in stato di fermo con l’accusa di duplice omicidio.
La famiglia Restivo abita da 14 anni nella casa di via Castagna; prima risiedeva nella zona detta dei "grattacieli", sempre a Viggiù. I vicini descrivono i Restivo come gente cordiale e a modo. Di Gaetano si sa poco: aveva servito tre anni come ausiliario nella guardia di finanza, era iscritto all’università alla facoltà di Giurisprudenza di Como, ma aveva abbandonato prima della laurea. A detta di alcuni conoscenti, appariva più riservato e schivo dei suoi fratelli. Gianni era invece laureando in economia e commercio presso l’Università dell’Insubria, era appassionato di musica e suonava la chitarra. Il più piccolo, Antonio, frequentava la terza media e in quella tragica mattina avrebbe dovuto prendere parte ad una gita a Monaco di Baviera con la sua classe, la III C della scuola media di Viggiù.
Un particolare ancora da chiarire riguarda proprio il fratello più piccolo: quando gli insegnanti, non vedendolo, hanno telefonato a casa, qualcuno avrebbe risposto che il ragazzino era malato.
Ancora non è chiaro il movente del delitto.
Alle 11 i carabinieri di Varese hanno convocato una conferenza stampa.
(seguono aggiornamenti)
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